Parrucchieri, nuovo stop: «Altri danni, non è giusto»

Da sabato scattano le chiusure. I titolari dei saloni: «La salute prima di tutto, ma noi rispettiamo alla lettera le misure per contenere il rischio di contagio»
CHIETI. Rassegnati alle nuove chiusure, ma con la speranza di poter uscire presto dalla zona rossa per tornare a lavorare. Di nuovo alle prese con un possibile lockdown, parrucchieri ed estetisti si preparano ad abbassare le saracinesche dei negozi con le nuove regole nazionali che scatteranno sabato prossimo. «La salute prima di tutto», dice Gennaro Mancini, «ma è anche importante sottolineare che la categoria dei parrucchieri ha rispettato alla lettera tutte le severissime regole anti-contagio, tanto è vero che non si è mai sentito di contagi dal parrucchiere». E infatti sulla porta del suo salone di via Toppi, la prima cosa che si nota sono i cartelli che sbarrano l’accesso ai clienti perché le presenze sono contingentate. Nel salone Gi.Di.Gi. di Gianluca Di Giovanni, in via Pollione, si lavora alacremente: «Noi ci siamo già organizzati con i nostri clienti: abbiamo spostato tutti gli appuntamenti, per quanto possibile, a prima di sabato, per lavorare il più possibile prima del coprifuoco», dice Di Giovanni, «io ho 13 dipendenti qui a Chieti e 35 nel salone di Pescara, si lavora a turni, visto che le presenze in salone sono ridotte. E anche a turno i dipendenti sono in cassa integrazione. Purtroppo devo notare che ieri è arrivata la cassa integrazione di ottobre. Lo Stato, che da noi pretende giustamente il rispetto delle regole, dovrebbe rispettare a sua volta gli impegni». Anche nel salone di Di Giovanni la sicurezza viene prima di tutto: «Noi indossiamo tutti mascherine Fp2, per lavorare in maggiore tranquillità e far stare più sicuri i clienti», spiega il parrucchiere, «i controlli ci sono: i vigili urbani sono venuti tre volte e, a parte il rivestimento in plastica per giacche e cappotti che non avevamo, hanno trovato tutto in regola. Per il rivestimento in plastica ci hanno multati e ora, come si vede, lo abbiamo immediatamente adottato». Nel salone di viale Gran Sasso anche Gianluca Desiderio ha preallertato i suoi 12 dipendenti: «Abbiamo fatto una riunione e ho spiegato la situazione», dice il parrucchiere, «non resta che sperare che la zona rossa in città duri poco. Una o due settimane di chiusura per tutelare la salute ci stanno, ma se il lockdown dovesse durare di più, servirebbe un seria politica di ristori». Nella barberia di Roberto La Rovere di via Lanciani il titolare ci fa entrare solo perché in quel momento non ci sono clienti: «Il locale è grande, ma si entra uno per volta», spiega il barbiere, «sono finiti i tempi in cui qui era pieno. Venivano non necessariamente per fare barba e capelli, ma anche solo per fare due chiacchiere tra amici. Qui era un porto di mare. Purtroppo abbiamo perso quei momenti di convivialità. Sembra di essere tornati esattamente a un anno fa: era il 9 marzo del 2020 quando è scattata la prima chiusura che durò fino al 13 maggio. Poi ci hanno fatto riaprire con tante regole, i costi sono lievitati e si lavora al 60%. Non ci resta che sperare che la zona rossa termini presto».

