Partite vietate nelle palestre delle scuole

La Provincia adotta il nuovo regolamento per la sicurezza, a rischio i campionati di pallavolo. Protestano le società
CHIETI. Niente partite nelle palestre delle scuole di Chieti e provincia. Il nuovo regolamento sulla sicurezza adottato dalla Provincia mette a rischio i campionati di pallavolo, in partenza sabato e domenica. Senza il certificato di prevenzione incendi e senza il via libera delle commissioni pubblico spettacolo, le palestre non possono essere usate per le partite: le associazioni sportive possono utilizzare gli impianti soltanto per gli allenamenti mentre, per le competizioni agonistiche, è necessario adeguarsi alle prescrizioni. Ma per le società è quasi impossibile risolvere tutto entro due giorni e avere i permessi: «Abbiamo a che fare con un’annosa questione legata alla carenza di impianti che tuttavia si è aggravata con una spiacevole sorpresa», dichiara il presidente del comitato Fipav Abruzzo Sud Est, Mattia Di Gregorio, «le associazioni hanno infatti scoperto che sarà loro inibito utilizzare gli impianti di proprietà della Provincia di Chieti per le gare ufficiali. Questa notizia rischia, ad oggi, di paralizzare tutte le attività. La Fipav, anche grazie all’interessamento del Coni e dell’amministrazione regionale, sta cercando di intervenire per tentare una mediazione. Confidiamo nella sensibilità degli amministratori provinciali». Per le prime partite di campionato, la Fipav sta tentando di spostare gli incontri in strutture autorizzate.
Per adesso, sono 7 le società alle prese con le palestre “fuorilegge” per la pratica agonistica: due a Ortona, la Volley Junior e la Sieco Service Impavida che giocano nella palestra del liceo classico Tosti, la Cordigeri Volley di Guardiagrele che usa l’istituto omnicomprensivo, la Tufs Lanciano che utilizza il liceo scientifico Galilei, la Volleyball Lanciano (istituto Fermi-De Titta), l’Enjoy Volley Vasto (istituto Mattei) e la Bts San Salvo (istituto Mattioli). Ma l’elenco potrebbe allungarsi presto.
La convenzione stilata dalla Provincia adegua i canoni che le società devono pagare: dal costo medio di 4,30 euro all’ora, la tariffe passano a 5,10. Si tratta dell’adeguamento Istat. Ma non è questo, né l’obbligo di una fideiussione di 5mila euro, che mette in ginocchio le squadre: «L’associazione sportiva», dice la convenzione, «si impegna a proprie spese, anche congiuntamente alle altre associazioni sportive che utilizzano la palestra nello stesso periodo, ad avviare entro e non oltre 6 mesi dalla sottoscrizione, ogni atto necessario al rilascio del certificato prevenzione incendi, esteso all’uso di locali per pubblico spettacolo, palestre e simili». E in mancanza del certificato prevenzione incendi e del responso della commissione pubblico spettacolo? La stessa convenzione vieta le partite. Inoltre, se la commissione pubblico spettacolo dicesse sì ma ordinando l’adeguamento degli impianti spetterebbe alle società fare i lavori e non alla Provincia. «Resta fermo», dice la convenzione, «che l’esclusivo utilizzo della palestra è limitato ai soli associati e che non è consentito un uso diverso dalle attività sportive ritenute complementari con il percorso didattico e curriculare dell’istituto, per cui non rientrano tra le attività disciplinate dalla convenzione lo svolgimento di gare ed eventi aperti al pubblico». La convenzione annuncia controlli: «Saranno effettuati controlli a campione da parte della polizia provinciale». Nel caso di scoperta di «utilizzo improprio» ne risponderebbe la scuola come «soggetto delegato alla verifica degli obblighi convenzionali e di concessione d’uso del bene provinciale».
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