Peculato da 3 milioni, assolti i vertici del Cus

Cade l’accusa nei confronti di Di Marco (condannato a 3 mesi per mancati versamenti Iva) e D’Intino
CHIETI. Cade l’accusa di peculato nei confronti di Mario Di Marco e Graziano D’Intino, ex presidente ed ex segretario generale del Centro universitario sportivo (Cus) di Chieti. Entrambi sono stati assolti con la formula più ampia dal collegio del tribunale di Chieti presieduto da Guido Campli (giudici a latere Enrico Colagreco e Giulia Colangeli). Il solo Di Marco è stato condannato a tre mesi di reclusione e 300 euro di multa per omesso versamento all'Inps delle ritenute previdenziali operate sullo stipendio del dipendenti del Cus tra il 2013 e il 2015. L’ex presidente del Cus è stato condannato anche a 1.000 euro di multa per diffamazione nei confronti di un componente della commissione paritetica Ateneo-Cus, ma è stato assoltato dall’accusa di calunnia.
Il pm Marika Ponziani aveva chiesto la condanna a 5 anni e mezzo per Di Marco e a 5 anni per D’Intino.
Secondo il tribunale, il «fatto non sussiste» relativamente all’accusa iniziale secondo la quale Di Marco e D’Intino si erano impossessati di una parte dei fondi pubblici dei quali il Cus era destinatario e avevano erogato quelli definiti dalla procura come pretestuosi rimborsi per spese non documentate e comunque estranee all’attività del Cus: parliamo di oltre 345.000 euro per quanto riguarda Di Marco, nel lungo periodo che va dal 2004 al 2012, e di 7.300 euro, per quanto riguarda D’Intino, nel periodo dal 2010 al 2011.
La procura aveva formulato anche una seconda imputazione per peculato, sostenendo che gli imputati si erano appropriati di oltre 2 milioni e 800 mila euro, che venivano destinati non a finanziare l’attività sportiva universitaria, ovvero la finalità per la quale erano stati erogati, ma per acquistare beni e servizi connessi con la gestione delle squadre di basket femminile, di calcio a 5 e di pallamano. Ma anche questa accusa è caduta: secondo il tribunale, «il fatto non costituisce reato». Di Marco è stato poi assolto, perché «il fatto non sussiste», anche dall’accusa di omesso versamento dell’Iva, relativa all’anno 2015, per un importo di oltre 618.000 euro. Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro 90 giorni.
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