Pedina la ex anche al cimitero: fisioterapista-stalker sotto accusa

La denuncia della vittima: «Continuava a farsi trovare nei luoghi che frequentavo abitualmente» Le testimonianze e le immagini delle telecamere di un negozio inchiodano l’uomo. Ma lui nega
CHIETI. Non era libera neppure di portare un fiore sulle tombe della mamma e della sorella. Perché lui si è presentato anche lì, davanti al cimitero di Sant’Anna, presenza fissa e inquietante nella vita di una donna che gli aveva detto chiaramente di non voler continuare quella relazione andata avanti per pochi mesi. Lui è un fisioterapista teatino, 55 anni, ora sotto processo davanti al tribunale di Chieti per atti persecutori. Secondo l’accusa, non ha accettato che la sua storia d’amore fosse arrivata al capolinea, trasformandosi in uno stalker capace di pedinare la sua ex fino al camposanto, «ingenerando in lei un forte stato di ansia e di timore per la propria incolumità», al punto tale da presentare più denunce ai carabinieri della stazione di Bucchianico.
Ieri, davanti al giudice Maurizio Sacco e al pm d’aula Sergio Di Feliciantonio, la donna ha raccontato il suo incubo. Dopo una prima querela e «diversi mesi di stasi», lo stalker sarebbe tornato all’attacco facendosi trovare davanti all’ex ospedale, dove la vittima aveva parcheggiato l’automobile che si accingeva a riprendere dopo essere stata a casa di un’amica di vecchia data. «È rimasto all’interno della macchina con i finestrini abbassati, mi fissava con insistenza e io ero molto spaventata», ha ricordato la donna. Qualche giorno dopo, c’è stato l’episodio del cimitero: «Si è fermato in auto davanti all’ingresso, mentre io stavo comprando i fiori in un chiosco. No, non sono più andata al cimitero perché avevo paura di incontrarlo». E non è finita qui, perché – a distanza di poco più di due settimane – l’uomo è entrato in un negozio del Teate Center in cui lei si era recata per fare degli acquisti: la attendeva, con le braccia conserte, davanti all’uscita. Le immagini delle telecamere del negozio, acquisite dai carabinieri, hanno confermato tutto. La stessa storia si è ripetuta in piazza San Giustino neanche un mese e mezzo dopo. La donna, assistita dall’avvocato Manuela D’Arcangelo, si è costituita parte civile e chiede 25mila euro di risarcimento. L’imputato, difeso dall’avvocato Katia Ferrarini, respinge le accuse.
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