Pena di 10 anni per l’omicidio del fratello

Condannato Domenico Tatangelo: all’apice di una lite davanti al bar gli sferrò due pugni fatali, poi la caduta e la morte
CASTIGLIONE MESSER MARINO. Furono i pugni sferrati da Domenico a provocare la caduta, il trauma cranico e poi la morte del fratello Mario. È stato condannato per omicidio preterintenzionale pluriaggravato Domenico Tatangelo, 60 anni di Castiglione Messer Marino, alla pena di 10 anni e 6 mesi di reclusione, interdizione dai pubblici uffici, tre anni di libertà vigilata e risarcimento danni alle parte civili (la moglie del fratello, Lina, e i due figli) da definirsi in separata sede. Questa la sentenza emessa dalla Corte d’assise di Lanciano (presidente Marina Valente, a latere Andrea Belli e i giudici popolari) dopo due ore di camera di consiglio.
Domenico, nella sua deposizione, ha pianto raccontando dell’amore verso il fratello e ricordando, seppure a sprazzi, quella tragica domenica 22 febbraio 2015 quando con Mario entrò nel locale Up and down, a Castiglione Messer Marino e, poi, insieme si misero a bere alcolici già dalle 7 del mattino. Poi, scoppiò una discussione. Il diverbio degenerò in spintoni e, secondo quanto ricostruito dal sostituto procuratore vastese Michele Pecoraro, Domenico avrebbe colpito il fratello con due violenti pugni al volto che lo fecero cadere a terra. Mario si ferì gravemente: incosciente e con la calotta cranica rotta, fu subito ricoverato a Pescara ma non si riprese fino a quando, il 30 settembre 2015, morì «per complicanze plurime connesse alla marcata sindrome ipocinetica insorta in seguito al gravissimo trauma cranio encefalico».
Nel corso del processo, la procura ha insistito sul nesso di causalità tra i pugni, la caduta, il coma e, infine, la morte di Mario. Oltre ad alcuni testimoni, a sostegno delle accuse c’era la perizia del medico legale Pietro Falco: per il medico fu la caduta a provocare lo sfondamento della calotta cranica e una violenta emorragia cerebrale. La richiesta del pm Pecoraro è stata la condanna a 10 anni e 6 mesi. La Corte ha quindi accolto questa richiesta ma ha escluso l’aggravante per futili motivi. La difesa, con l’avvocato Antonino Cerella, ha invece chiesto l’assoluzione perché il fatto non costituisce reato, avendo Domenico reagito a uno schiaffo dato da Mario (eccesso di legittima difesa) e, in subordine la riqualificazione del reato in omicidio colposo: Cerella ha parlato di eccesso di legittima difesa da parte di Domenico perché fu Mario a colpire per primo il fratello con uno schiaffo, un pugno e che quest’ultimo reagì sferrando due pugni. Poi Mario cadde a terra ma se fosse stato più lucido (i due erano ubriachi) non sarebbe caduto malamente. Le fratture, tutte sul lato destro (testa, occhio e zigomo), sempre per l’avvocato sono compatibili con la caduta e non con i pugni. Tesi che Cerella riproporrà in appello, visto che ha già annunciato il ricorso.

