Pensionata morta per le botte: una lettera fa ripartire l’inchiesta

21 Dicembre 2023

Un vicino di casa rivela al pm: «Il cognato mi ha confidato di aver colpito l’anziana in più occasioni» Il giudice dovrà decidere se riaprire il caso. Per la sorella della vittima il pm ha già chiesto il processo 

CHIETI. Una lettera fa ripartire l’inchiesta sulla tragica fine di Valentina Civitarese, la pensionata ortonese di 78 anni che – secondo la procura di Chieti – è morta a causa dei maltrattamenti in famiglia l’11 febbraio 2022. Il pubblico ministero Giancarlo Ciani ha già chiesto il processo per Lunella Civitarese, 75 anni, sorella della vittima. Per Donato Di Meo, 73 anni, cognato dell’anziana e marito della principale sospettata, in un primo momento era stata sollecitata l’archiviazione.
Ma lo scorso novembre, ovvero quando la richiesta era già giunta sul tavolo del giudice per le indagini preliminari, negli uffici giudiziari di via Spaventa è arrivata una missiva a firma di un vicino di casa della vittima. L’uomo ha riferito al pubblico ministero che Di Meo gli aveva confidato di aver colpito in più occasioni la pensionata.
Ieri mattina la novità è emersa nel corso dell’udienza davanti al giudice Andrea Di Berardino, che ora dovrà decidere se archiviare comunque l’inchiesta, disporre l’imputazione coattiva oppure ordinare nuove indagini: la riserva sarà sciolta nei prossimi giorni.
L’avvocato Maria Cicconetti, che assiste l’indagato, ha insistito per l’archiviazione. Per la difesa, infatti, nel corso di un anno e mezzo di indagini, non è emerso alcun elemento a carico di Di Meo, che peraltro si è dichiarato innocente. Sempre in base alla tesi difensiva, anche dall’autopsia non sono venute fuori evidenze tali da poter affermare che l’anziana sia deceduta a causa dei maltrattamenti.
Lunella e il marito, come ricostruito dall’accusa, hanno ospitato Valentina – malata di demenza senile – nella propria abitazione al civico 151 di Villa Rogatti fin da marzo 2020. Nella richiesta di rinvio a giudizio a carico di Lunella, il pm sostiene che quest’ultima «poneva in essere nei confronti di Valentina maltrattamenti e, segnatamente, usava violenza fisica nei riguardi della stessa». Lunella, dunque, non voleva uccidere. Ma, in base alla tesi accusatoria, il decesso avvenuto all’ospedale Renzetti di Lanciano è direttamente riconducibile alle botte.
Dalle indagini dei poliziotti della squadra mobile di Chieti è emerso che, «anche in epoca antecedente» alla morte, l’anziana ha riportato fratture costali. In un arco di tempo compreso tra «circa 10-15 giorni» prima della tragedia, ha subito «ulteriori percosse in conseguenza delle quali riportava» altre fratture, per l’effetto delle quali «si generava una sepsi», ovvero un’infezione generalizzata. «In conseguenza delle descritte lesività», il cuore dell’anziana si è fermato.
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