Perizia scagiona 18 medici indagati

8 Agosto 2019

Il decesso dell’ex consigliere di Furci: «Il personale del San Pio ha operato bene»

VASTO. Nessuna criticità nella condotta professionale dei medici e del personale infermieristico intervenuti nella gestione postoperatoria di Giustino Argentieri, 69 anni, il pensionato, ex consigliere comunale originario di Furci, morto un anno e mezzo fa al San Pio dopo tre interventi chirurgici. Una vicenda che aveva portato la Procura di Vasto ad inviare 18 avvisi di garanzia a medici, anestesisti e operatori che si erano occupati del paziente. L’autopsia e le successive perizie eseguite da un pool di esperti è stato reso noto ieri mattina. Soddisfatti i difensori degli operatori sanitari. Non altrettanto i familiari di Argentieri, assistiti dall’avvocato Enrico Valentini di Roma. La perizia ha sancito il comportamento corretto. «Alla luce degli accertamenti appare corretta sia la diagnosi che l’intervento», scrivono i medici nominati dalla Procura, Pietro Falco, Beatrice Valerio, Raffaele Visini e Maurizio Salvatore Maggiore, affiancati da altri dieci periti. « Non sono emerse criticità nella condotta post operatoria: monitorate le condizioni cliniche, controllati i drenaggi, monitorato lo stato fisiologico», spiega la relazione. Argentieri soffriva di una grave e rara patologia che ha richiesto un disperato intervento chirurgico. Soddisfatti i legali, Antonello Cerella, Silvia Ranalli, Arnaldo Tascione, Pierpaolo Andreoni, Fabio Giangiacomo, Cinzia Di Medio e Vincenzo Ranni.
Tutto era iniziato quando dopo una biopsia alla prostata a novembre 2017, ad Argentieri era stata consigliata una prostectomia: avrebbe dovuto essere un intervento di routine. Il 5 marzo il pensionato era stato ricoverato per essere sottoposto a un intervento chirurgico programmato. Dopo l’intervento anziché stare meglio, Argentieri aveva iniziato a stare peggio: l’8 marzo era stato sottoposto a un secondo intervento per la necrotizzazione di una parte di intestino. Neanche questo però era bastato: il 30 marzo Argentieri era tornato sotto i ferri per la terza volta finendo poi in Rianimazione per morire il 19 aprile. «Perché?», si chiede la famiglia. «Non era un caso disperato», afferma il legale della parte civile, l’avvocato Valentini.
La Procura ha indagato tutto il personale ospedaliero che ha avuto a che fare con il paziente deceduto. I risultati dell’autopsia tuttavia depongono a loro favore. «La perizia non è completa», replica l’avvocato Valentini, «mancano le foto e ci sono lacune. La famiglia di Argentieri non può accettarlo».
Paola Calvano