Perseguita per un anno la barista: voleva entrare senza mascherina

10 Novembre 2021

Dopo la denuncia della vittima, una teatina di 50 anni finisce sotto processo per atti persecutori «Pretendeva anche di ricevere consumazioni e sigarette gratis, più volte mi ha aggredita fisicamente»

CHIETI. Ha perseguitato per un anno una barista, insultandola e picchiandola, perché pretendeva di ricevere consumazioni e sigarette gratis e di entrare nel locale, in piena emergenza Covid, senza indossare la mascherina. Annarita Melideo, 50 anni di Chieti, è finita sotto processo con l’accusa di atti persecutori nei confronti di una giovane di 29 anni: il giudice Luca De Ninis l’ha rinviata a giudizio, su richiesta del procuratore Lucia Anna Campo (ieri mattina in aula c’era il sostituto Marika Ponziani), fissando la prima udienza al prossimo 17 febbraio. La vittima, assistita dall’avvocato Gabriele Torello, si è costituita parte civile. L’imputata, invece, è difesa dall’avvocato Italo Colaneri.
LA DENUNCIA
Le indagini della squadra mobile di Chieti, coordinata dal vice questore aggiunto Miriam D’Anastasio e dal commissario Nicoletta Giuliante, sono partite dopo la denuncia presentata dalla 29enne. «La mia quotidianità», ha raccontato la ragazza, «è profondamente turbata: per me si profilano da tempo giornate piene di paura e di rabbia. Questa situazione va avanti da quando ha iniziato a frequentare il locale Annarita Melideo. La donna, con fare minaccioso e petulante, si presenta ogni giorno al bar fin dall’apertura mattutina, creando fastidio anche ai clienti, perché pretende di ricevere consumazioni e sigarette gratuitamente. Sono numerosi gli episodi da segnalare, ripresi anche dalle videocamere di sorveglianza collocate sia all’interno che all’esterno del bar». E giù una serie di esempi.
LE AGGRESSIONI
Il 30 marzo del 2019, «senza alcun giustificabile motivo, Melideo mi ha aggredita, colpendomi con un calcio alla gamba e afferrandomi per i capelli. Il 25 settembre del 2020, quando l’ho invitata ad allontanarsi, lei non ha accettato di essere redarguita, ha tentato di forzare l’ingresso del bar e ha iniziato a prendersela con i clienti presenti davanti al locale minacciandoli». La barista ha riportato nella querela anche altri episodi simili. «Verso i primi giorni di novembre del 2020», ha aggiunto, «sempre perché infastidita dalle mie richieste di tenere una condotta più tranquilla e più rispettosa di se stessa oltre che dei clienti, Melideo mi ha apostrofata in questi termini: “Tu possa morire e prendere un infarto”».
«NON VIVO PIÙ»
Sempre al momento della presentazione della denuncia, la vittima ha rimarcato: «Il calvario è ancora in corso perché, ogni giorno, seppur espressamente invitata a comportarsi con fare garbato e a non importunare gli avventori e i dipendenti del bar, Melideo continua a presentarsi dinanzi al locale, sin dalle 6, pretendendo di entrare senza indossare la mascherina anti-Covid». È dunque scattata l’accusa di stalking. «Il suo comportamento», ha sottolineato la 29enne, «mi sta provocando un grave stato di ansia e di paura. Ho modificato le mie abitudini di vita perché ho il timore costante di essere aggredita. Non vado più al lavoro da sola: sono costretta a farmi accompagnare sempre dal mio compagno. Ogni volta che vedo Melideo avvicinarsi sono obbligata a chiudere la porta a chiave».
PATTUGLIE SUL POSTO
In più di un’occasione, per placare l’imputata, sul posto sono intervenuti anche i poliziotti della squadra volante, diretti dal vice questore aggiunto Antonello Fratamico. Il resto è storia recente: la chiusura delle indagini, la richiesta di processo, il rinvio a giudizio.
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