«Pescara-Lanciano: per 42 anni ho fatto la spola su bus e treni»

6 Giugno 2021

Il professore è stato sempre nella stessa scuola, il Galilei Ora è in pensione. «Mi sono innamorato di questa città»

LANCIANO. Per 42 anni ha insegnato sempre nella stessa scuola. Oggi, a 67 anni, va in pensione Gianni De Menna, professore di disegno e storia dell’arte al liceo scientifico Galilei. Il primo anno di insegnamento risale al 1979-80, da allora davanti alla sua cattedra sono sfilate generazioni di studenti, alcuni dei quali sono diventati anche colleghi. «È l’ultimo degli insegnanti della “mia” generazione da studente», dice il vicepreside del Galilei, Carlo Orecchioni, tra i primi a volergli tributare un saluto dopo oltre 40 anni di onorato servizio. De Menna, pescarese, tutti i giorni per 42 anni ha fatto la spola tra la città adriatica e quella frentana in autobus o in treno. «I primi anni non avevo il punteggio sufficiente a chiedere il trasferimento», racconta il professore, «ma poi mi sono innamorato di Lanciano e della sua storia e sono rimasto qui». Ha portato avanti studi sul Miracolo eucaristico, sfociati in una mostra organizzata col Comune a Malta, sui cavalieri del periodo carolingio e su San Longino. Per questo anche il sindaco Mario Pupillo ha voluto omaggiarlo consegnandogli, nel suo ufficio in municipio, una spilla con lo stemma della città.
«Lanciano ha un passato interessantissimo», dice De Menna, «è una delle due città più antiche d’Abruzzo, insieme a Sulmona. Mi ha sempre colpito la sua stratificazione storica, che si può ammirare passando dal Diocleziano al santuario del Miracolo eucaristico, le grandi chiese, il convento di Sant’Agostino. Ha tanti posti bellissimi e una storia ricca che tutti i lancianesi dovrebbero conoscere. E poi di Lanciano ho sempre apprezzato la vivacità intellettuale, delle persone, e anche economica, che ne fanno un centro importante. Anche se oggi la politica ha perso il suo peso».
Non sarà la pensione, adesso, a tenerlo lontano dalla sua città d’adozione. «Assolutamente no», conferma, «ho tanti amici qui». E poi ci sono gli ex alunni, che lo ricordano con stima e affetto, per essere stato non solo un professore in classe ma anche un insegnante di vita. “Mi chiamo Gianni De Menna, ma chiamatemi Gianni”, era il suo esordio il primo giorno di scuola. «Avevo 25 anni quando ho iniziato, poco più degli studenti dell’ultimo anno», racconta De Menna, «ma ho avuto a mia volta dei professori illuminati, che mi hanno fatto capire l’importanza del rapporto diretto con gli studenti. Il ruolo istituzionale del professore non è solo un titolo, bisogna conquistarselo». E ai suoi alunni non la mandava di certo a dire, come quando a fine anni ’80 li definì “una generazione di fantozziani”. «Era un modo per spronarli», spiega divertito, «pensi che un gruppo di ex alunni ha creato un gruppo Whatsapp chiamandolo “I figli di De Menna”. Oggi i ragazzi vivono più in una realtà virtuale, ma poi c’è la vita reale da affrontare». Gli ultimi due anni di insegnamento sono stati caratterizzati dal Covid e dalla didattica a distanza. «Anche questa è stata un’esperienza formativa», commenta De Menna, «si è instaurato un rapporto anche più intenso con i ragazzi. Basta far capire loro che la dad è solo un mezzo. La tecnologia è stata preziosa, altrimenti per due anni non avremmo fatto scuola». E adesso, come gli augurano gli ex studenti, è il tempo del buen retiro in barca a Malta. «Quando ero giovane avevo questa velleità», confessa, «ora mi accontenterò di un volo in aereo».
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