Piano per il Parco scientifico pronti 7 milioni per il rilancio

11 Dicembre 2018

Chieti, siglata l’intesa con Confindustria: investimenti per il riciclo della plastica e l’uso dell’idrogeno Luberti: «Ecco il primo collegamento con le nostre imprese». Addari: «Nuove opportunità per le aziende»

CHIETI. Il rilancio passa attraverso nuovi progetti da oltre 7 milioni di euro e soprattutto la condivisione di strutture e infrastrutture. In quest’ottica il Parco scientifico e tecnologico ha firmato ieri un protocollo d’intesa con Confindustria Chieti-Pescara. Accordo pensato come «strumento di riconnessione del Parco con il tessuto produttivo della regione». Le parole sono del vice presidente di Confindustria Chieti Pescara Alessandro Addari che ieri mattina ha accolto i vertici del Parco scientifico e tecnologico e ha firmato con il presidente Rolando Luberti il protocollo d’intesa. Erano presenti anche gli altri componenti del consiglio d’amministrazione del Parco, Alberto Santalucia, Gaetano Iaquaniello e Giuseppe Cetrullo, e lo scienziato dei materiali Maurizio Crippa che ha illustrato uno dei progetti innovativi messi in campo dal Parco.
«Obiettivo dell’intesa», ha continuato Addari a nome del presidente di Confindustria Gennaro Zecca, «è la diffusione della conoscenza delle opportunità offerte dal Parco, rendendolo parte integrante della rete di strumenti della ricerca industriale, tra cui il consorzio Abside e il Digital innovation hub»
«Il Parco scientifico e tecnologico», ha detto Luberti, «attualmente gestisce in Val Pescara, contrada Selvaiezzi, laboratori di ricerca e un impianto a idrogeno unico al mondo perché a servizio della ricerca. Da gennaio prossimo la gestione dei laboratori, ora affidata a una società, tornerà in capo al Parco che tornerà ad avere anche dei dipendenti. Saranno solo sei, ma d’altronde la precedente gestione ha depauperato le risorse del Parco che aveva 120 dipendenti».
L’impianto pilota, frutto di un progetto da 7 milioni di euro attivato con sette università e un’impresa privata, oltre al Parco, ha prodotto brevetti nel settore delle membrane metalliche per la separazione di gas, lo sviluppo di catalizzatori strutturati su spugne ceramiche e ha attivato una virtuosa filiera di ricerca su altre tematiche. Come lo sviluppo di un reattore di reforming del metano (cioè attraverso il vapore) con ossidazione parziale e lo sviluppo di un reattore per la metanazione, cioè la produzione di biometano da idrogeno e anidride carbonica. Ma la novità è rappresentata dai due progetti in corso da oltre 7 milioni di euro che riguardano tecnologie evaporative per trattare i reflui industriali in una logica di zero scarichi e il riciclo chimico della plastica utilizzata per le bottigliette.
La nuova direzione del Parco, dunque, ha intenzione di voltare pagina rispetto alla precedente gestione, finita anche nel mirino di inchieste giudiziarie. «Dal 1997 al 2003» sottolineano Luberti, Santalucia e Cetrullo, «il Parco ha fatturato circa 40 miliardi di vecchie lire. Era, dunque, una struttura che funzionava. Gli anni che vanno dal 2003 al 2006 sono stati quelli che hanno fatto segnare un declino. Che ha provocato anche l’uscita della Regione dalla società».
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