Picchiato e calpestato fino alla morte

7 Febbraio 2018

L’autopsia su Lizzi scopre diverse costole rotte: il decesso per asfissia da compressione del torace. Chi lo ha ucciso non era solo

MONTEODORISIO. È stato picchiato selvaggiamente, gettato e terra e calpestato. Antonio Lizzi è stato ucciso. Il 69enne trovato morto nella sua casa alla periferia di Monteodorisio, è morto per asfissia meccanica da compressione violenta del torace. L'aggressore o, come è più probabile, gli aggressori, gli hanno fratturato diverse costole. Forse gli sono saliti addosso. Una morte atroce provocata da colpi violenti che hanno straziato il torace del sessantanovenne. È quanto ha appurato l’autopsia eseguita ieri mattina dal medico legale Pietro Falco. La perizia iniziata alle 11 è terminata poco prima delle 14. «Confermo che si è trattato di morte per asfissia meccanica con la frattura di diverse costole», dice Falco. Il perito per il momento non vuole sbilanciarsi sul giorno della morte. Di certo dal decesso al ritrovamento del corpo sono passate più di 24 ore. All’autopsia ha assistito per la famiglia in veste di consulente, il dottor Raffaele Ciccarese. Sotto le unghie di Lizzi sono stati prelevati frammenti di pelle che saranno consegnati ai Ris per stabilirne il Dna. Potrebbero appartenere all’assassino. Lizzi potrebbe averlo graffiato nel drammatico tentativo di salvarsi. Il dottor Falco si è riservato di consegnare alla Procura i risultati della perizia fra 90 giorni. L’omicidio di Antonio Lizzi è per molti versi simile a quello di Michela Strever, avvenuto nel 2012, con la pensionata di 68 anni picchiata, legata e soffocata. Allora l'omicida riempì la bocca della donna con carta e plastica. Questa volta ad interrompere il respiro dell’uomo sono state le ferite procurate ai polmoni dalle costole rotte.
L’aggressione mortale. Antonio Lizzi era una persona robusta e forte. Se fosse stato affrontato da una sola persona si sarebbe difeso con altrettanta determinazione. Chi lo ha ucciso probabilmente non era solo. Il pensionato potrebbe avere sorpreso dei ladri a casa venerdì pomeriggio di ritorno dal supermercato. L’ipotesi è supportata dalla posizione in cui è stato ritrovato il furgone Fiorino dell’uomo: fermo all’imbocco del vialetto di casa con la parte posteriore che sporgeva sulla strada con dentro la spesa appena fatta. Il pensionato, rientrando a casa, potrebbe aver visto la porta aperta e le luci accese. Ha fermato il Fiorino, è sceso, ha raggiunto a piedi la casa, è entrato e ha trovato dentro qualcuno.
Le ipotesi sul delitto. Ma chi e perché? Antonio Lizzi conduceva una vita modesta. Viveva con la sua pensione di ex lavoratore Siv. Non è escluso che qualcuno possa aver visto l’uomo ritirare la pensione e il giorno dell’omicidio cercasse quei soldi. Ha aspettato che il pensionato andasse a fare la spesa e ha raggiunto la casa di contrada Marracola. Lizzi è tornato prima del previsto e non ha avuto scampo. Questa è solo una ipotesi, saranno le indagini a raccontare la verità. Nessuno dei vicini ha sentito nulla. Eppure la vittima è stata picchiata e legata. I soccorritori lo hanno trovato con i polsi e le caviglie avvolte col nastro adesivo. Non è escluso che sia stato legato dopo la morte, altrimenti non si spiega il pestaggio che gli ha rotto le costole. Lizzi non pensava di doversi difendere. Chi lo conosce racconta che l’uomo aveva vicino all’ingresso di casa un grosso martello. Perché non lo ha preso?
In attesa del Ris. La salma di Lizzi è stata riconsegnata alla famiglia. Oggi pomeriggio, alle 15, i funerali nella chiesa di San Giovanni Battiata. Resta sotto sequestro la casa su disposizione della Procura di Vasto coordinata dal procuratore capo Giampiero Di Florio, in attesa dell’arrivo da Roma del Ris, il Reparto investigazioni scientifiche dei carabinieri. In assenza di testimoni e senza l’aiuto delle telecamere della videosorveglianza, con accertamenti di natura tecnico- scientifica i militari cercheranno nella casa di via Marracola molte risposte e soprattutto le tracce del o degli assassini.
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