Piccioni in corso Garibaldi Negozianti “bombardati”

La denuncia degli stessi commercianti di prodotti alimentari: escrementi e penne fin dentro i locali. Colpa di un edificio dove i pennuti hanno fatto il nido
ORTONA. Corso Garibaldi, Ortona, siamo a pochi metri dal Teatro F.P. Tosti. Lungo questa strada in pieno centro cittadino si possono trovare diverse attività commerciali e, i proprietari di alcune di queste, denunciano una situazione incresciosa che si trascina da qualche anno: qui infatti esiste un “problema piccioni”. No, non siamo a Piazza San Marco e nemmeno davanti al Duomo di Milano, dove la questione si è più volte presentata in difesa delle tante opere architettoniche dal pericolo “bombardamento” dei piccoli ma micidiali pennuti. Qui il punto del discorso è un altro e, a spiegarcelo, sono gli stessi commercianti: «Abbiamo a che fare con prodotti alimentari e sicuramente, igienicamente parlando, non è una bella situazione. Dobbiamo avere le varie certificazioni, l'Haccp. E poi, ad esempio, se lasciamo la porta dei negozi aperta, basta un po' di vento per trascinare dentro le piume dei piccioni». Ma a cosa è dovuta questa numerosa presenza? I negozianti segnalano un edificio come la causa del problema. Si tratta di una struttura progettata su due piani, in cui al primo vi è una un negozio di tessuti e sartoria mentre il secondo livello è ancora in fase di costruzione. Dal corso è possibile vedere due finestroni chiusi con un telo di plastica, però tagliato. I piccioni approfittando di queste fessure, sono entrati nell'edificio e ne hanno fatto la loro casa. La presenza dei volatili è ben testimoniata dal guano e dalle tante piume che si possono trovare sul marciapiede appena sotto i finestroni.
«Abbiamo più volte segnalato la questione ai Vigili urbani ma non abbiamo mai avuto un riscontro, nonostante ci abbiano costantemente rassicurato su un intervento risolutivo» commentano i commercianti. «Chiediamo che venga risolto il problema o quantomeno che sia sostituito il telo tagliato, in modo tale da chiudere quel passaggio ai piccioni».
Alfredo Sitti
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