Pienone per il rito della Squilla in diretta con l’Argentina

24 Dicembre 2017

LANCIANO. «Che questa Squilla ci apra gli occhi per abbandonare il superfluo e il falso e per vedere l’essenziale, il vero, il buono e l’autentico». Con queste parole prese a prestito da papa...

LANCIANO. «Che questa Squilla ci apra gli occhi per abbandonare il superfluo e il falso e per vedere l’essenziale, il vero, il buono e l’autentico». Con queste parole prese a prestito da papa Francesco, l’arcivescovo Emidio Cipollone benedice i fedeli riuniti in piazza e i lancianesi collegati dall’Argentina, da Berazategui, nel giorno della Squilla. Una processione silenziosa da piazza Plebiscito raggiunge a piedi la chiesa dell’Iconicella in ricordo del cammino fatto da Maria e Giuseppe da Nazareth a Betlemme. Dopo aver ascoltato le parole del vescovo, il corteo riparte per tornare in centro e riunirsi davanti alla cattedrale della Madonna del Ponte. Al suono della Squilla, la piccola campana posta in cima alla Torre civica, i lancianesi si abbracciano e si scambiano gli auguri. «Siamo pronti a stigmatizzare quello che non abbiamo e non a ringraziare per quello che abbiamo», ammonisce monsignor Cipollone, «cucinati nel brodo del risentimento. La Squilla ci invita a non essere rancorosi, attenti a vedere chi sta meglio di noi, ma a dire il nostro grazie per il dono della vita, della famiglia, della casa, del lavoro e del benessere. Vi invito a non essere rancorosi ma colmi di speranza, carità e fede in Dio. La Squilla è riconciliazione, riappacificazione, imparare ad ascoltarci e ad essere fratelli». E fratelli sono i lancianesi emigrati anni fa in Argentina, a Berazategui, che quest’anno collegati via streaming hanno ascoltato il suono della Squilla. «In Argentina ho sentito storie di lancianesi che dal nulla hanno fatto strada», dice il sindaco Mario Pupillo, «nel segno dei valori coltivati nella tradizione della Squilla: spiritualità, serietà, rispetto, coesione sociale, comprensione, reciproco aiuto. Valori che dobbiamo continuare a coltivare anche oggi». (t.d.r.)