Pietre d’inciampo per ricordare le vittime dei lager

17 Gennaio 2019

Sampietrini con i nomi dei deportati, l’applauso degli studenti L’artista berlinese Demning al lavoro in largo San Giovanni

LANCIANO . Sono tornati uno accanto all’altro papà Samuel, la moglie Rosa e i piccoli Marco e Tito, anche se solo nella memoria di chi non vuole dimenticare. I loro nomi, il loro destino da deportati e le loro vite spezzate emergono dal selciato di largo San Giovanni, a Lancianovecchia. A ricordarli sono quattro piccole pietre, ricoperte da una lamina di ottone incisa, pietre in cui la memoria inciampa e torna agli avvenimenti storici di oltre 70 anni fa. Lanciano, medaglia d’oro al valor militare per il suo impegno nella liberazione dall’oppressione nazifascista, aggiunge un altro tassello al percorso della memoria. Sono le pietre d’inciampo che l’artista berlinese Gunter Demning, ideatore dell’iniziativa, è venuto personalmente a installare su invito dei ragazzi e dei docenti del liceo scientifico Galilei. L’appuntamento è alle 14 ai piedi della torre di San Giovanni. Lì c’era l’ingresso al ghetto ebreo di Lanciano. E nella città frentana, il 31 ottobre 1943, fu arrestata la famiglia Grauer. Da qui iniziò il suo percorso di deportazione fino a quando i genitori e i due bambini, Marco di 4 anni e Tito di 2 (era nato il 4 febbraio 1942 all’ospedale civile di Lanciano), furono fatti salire sul convoglio n.6 diretto al campo di concentramento di Auschwitz. Gli studenti dello Scientifico hanno ricostruito la storia della famiglia, i campi in cui fu internata, il viaggio di non ritorno verso Aushwitz e gli ultimi momenti dei due fratellini. Al centro della piazza Gunter Demning, cappello a falde e foulard rosso, si china a terra per collocare le quattro pietre d’inciampo, che ha realizzato e portato personalmente a Lanciano. Il giorno prima è stato a Roma a rimpiazzare le 20 pietre in memoria dei cittadini ebrei rubate a dicembre nel rione Monti. A largo San Giovanni si raduna una bella folla. In prima fila ci sono gli studenti, quelli dello Scientifico Galilei e rappresentanze dell’istituto agrario di Scerni e dell’Alberghiero di Villa Santa Maria. Seguono in silenzio le operazioni di interramento dei quattro sanpietrini e la ricopertura con la malta. In sottofondo la musica suonata dalle chitarre di Pietro Bonanni, Alessandro Muscente e Davide Marcaccini e dal violino di Angelo Ciavarelli. «È bello vedere tutta questa gente, soprattutto giovani», dice l’artista tedesco che in tutta Europa ha già installato 56mila pietre d’inciampo, «che vogliono sapere come questo sia potuto succedere e che sperano non accada mai più».
«La nostra città ha una storia straordinaria che va ricordata», sottolinea il sindaco Mario Pupillo, «abbiamo già fissato molti segni di questa memoria e adesso lo facciamo qui, in largo San Giovanni: passando per questa piazza continueremo a camminare verso la pace, la libertà e la democrazia». La manifestazione, organizzata in occasione della Giornata della memoria, inizia in mattinata nella sala consiliare del Comune. Sono sette le classi del triennio (3ªB e 3ªF, 4ªF e 4ªC, 5ªE, 5ªF e 5ªH) che insieme al professor Luciano Biondi si sono preparate a questo appuntamento. Davanti alla preside Eliana De Berardinis, al sindaco, al presidente del consiglio comunale Leo Marongiu e all’assessore Giacinto Verna, gli studenti – Lorenza Giangiordano, Andrea Scutti, Sara Salvatore, Chiara Panaccio, Laura Gnagnarelli, Deborah Cattafesta, Francesco Di Biase – parlano di memoria, leggi razziali, internamento. «Spetta a noi far sì che la nostra sia una memoria fertile», conclude un’altra studentessa, Alessia Torosantucci, «ricordare serve a non ripetere gli errori del passato, a far sì che ciò che è stato non sia più, mai più».
©RIPRODUZIONE RISERVATA