Pilastri sgretolati alla maxi torre dell’acqua

9 Gennaio 2019

Castel Frentano. Cade il cemento, si nota l’armatura. La Sasi: «Nessun timore, è sotto controllo»

CASTEL FRENTANO. Preoccupa la staticità del serbatoio pensile, alto 32 metri, posto su colle della Vittoria: gli otto pilatri in cemento armato che lo sorreggono sono in più parti sgretolati mostrando i sottostanti ferri di armatura. Ma dalla Sasi rassicurano: «È tutto sotto controllo».
Urge comunque un intervento che metta in sicurezza l’intera struttura. Castel Frentano è in zona sismica 2 e a poche decine di metri dal serbatoio ci sono delle abitazioni e la villa comunale. Il serbatoio pensile fu costruito tra il 1958 e il 1960, quasi agli arbori dell’uso del cemento armato, dalla Cassa per il Mezzogiorno. I pilastri sorreggono un serbatoio cilindrico che contiene circa 120 metri cubi di acqua, alto 5,20 metri e largo 7,20. I pilastri hanno dimensione 50x50 centimetri e sono collegati tra loro da alcune travi. Sembrerebbe che del progetto iniziale non ci sia traccia. Sulla struttura, alcuni anni fa uno studio di ingegneria ha effettuato dei rilievi tecnici con risultati inequivocabili: il serbatoio pensile di Castel Frentano è in uno stato di enorme degrado. Da non sottovalutare, in una eventuale spinta per esempio dovuta a terremoti, è la presenza dell’acqua nel serbatoio che agisce come una forza dinamica, come un ondeggiare, e non rigida sulle pareti stessi del serbatoio che ne sollecita ancor di più la resistenza dell’intera struttura. È palese la complessità inadeguatezza strutturale e la necessità di adottare interventi di miglioramento strutturale del serbatoio: a preoccupare più che le travi verticali sono quelle orizzontali, di collegamento tra i pilastri, per un’insufficiente armatura. Mancando il progetto originale non è possibile sapere come è “fondato” il serbatoio, su una platea, una trave rovescia, come è collegata a terra. Bisogna tener conto che all’epoca della progettazione, il paese non era compreso in zona sismica e quindi i progettisti non tennero conto nei calcoli delle eventuali “spinte sismiche”. «Il serbatoio pensile è sottocontrollo» afferma l’ingegner Giorgio Marone, direttore generale Sasi. «Prima del mio insediamento, giugno 2018, era pronto un progetto di massima per costruire un nuovo serbatoio, dopo aver demolito il vecchio, sullo stesso luogo. Sono in corso ulteriori accertamenti per verificare un’altra soluzione progettuale come il consolidamento e l’adeguamento a norma sismica della struttura attuale. Ad oggi», conclude il direttore, «problemi di instabilità non ci sono».
Matteo Del Nobile
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