Pilkington, altri esuberi Preoccupati i sindacati

La multinazionale del vetro annuncia forti perdite di bilancio e ulteriori tagli Le forze sociali: bisogna far tornare subito l’utile d’esercizio e la liquidità
SAN SALVO. Crolla il mercato dell'auto. Pilkington denuncia forti perdite economiche. La mancanza di materie prime e l'aumento dei costi energetici impone al colosso vetrario un forte ridimensionamento degli organici. Imprecisato al momento il numero degli esuberi. Oltre ai contratti di espansione, l’azienda dovrà ricorrere ad altre forme di riduzione del personale considerata anche l'imminente scadenza della cassa integrazione. Per l'economia e l'occupazione del Vastese è l'ennesima batosta. I sindacati hanno espresso contrarietà ai licenziamenti collettivi e chiesto all’azienda di chiarirne la portata degli esuberi. Certo è che la preoccupazione diventa a questo punto paura.
La drammatica situazione è stata illustrata dai dirigenti del colosso vetrario alle rsu martedì nel corso del coordinamento nazionale unitario di Pilkington Italia. Pilkington ha evidenziato che i volumi produttivi sono stati purtroppo influenzati negativamente dalla riduzione delle vendite di auto: meno 20-25%. «Il nostro settore produttivo», annotano le rsu di Filcea, Femca, Uiltec e Ugl, «è piombato in una crisi profonda poiché, oltre al calo delle vendite, alla difficoltà di trovare materia prima, alla transizione verso l’elettrico che fatica a decollare, si sommano i costi energetici legati al gas quasi triplicati con bollette che ogni mese hanno un costo maggiore di 6-7 milioni di euro. Costi che stanno mettendo in ginocchio e minando la sopravvivenza dell’attività produttiva. Aumenta il divario competitivo con i competitors europei interni ed esterni che si approvvigionano da fonti alternative (energia nucleare e rinnovabile) e che non hanno subito rincari. È necessaria una riduzione dei costi e l’accelerazione delle automazioni. Occorre ristabilire nel più breve tempo possibile l’utile economico di esercizio e la liquidità».
Pilkington ha quindi prospettato un numero consistente di esuberi. L’azienda ha chiesto al ministero del Lavoro la volontà di aderire ai contratti di espansione e il ministero ha dato disponibilità al confronto delle parti entro febbraio, ma il programma può coinvolgere solo una parte di lavoratori in esubero. L’azienda dovrà quindi ricorrere ad altre forme di riduzione del personale I sindacati chiedono iniziative volte a migliorare la saturazione delle linee produttive, a partire dal rifacimento dei float, oltre a trovare nuove opportunità di business per tutelare i livelli occupazionali anche di Bravo e Primo. No ai licenziamenti collettivi. Si al ricorso agli ammortizzatori sociali. «È necessario anche il sostegno delle istituzioni», insistono Filcea, Femca Cisl, Uiltec, Ugl.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

