Pilkington ferma, effetto domino Ora anche l’indotto verso lo stop

Le fabbriche sospendono l’attività per 7 giorni per arginare le perdite, ma la ripresa resta incerta C’è l’incognita dello sciopero dei camionisti. Gli imprenditori si appellano alla politica: servono aiuti
VASTO. L’aumento smisurato del costo dell’energia e dei carburanti mette in ginocchio le imprese del Vastese. Un problema nazionale che si riversa sul territorio e che si accompagna a un altro fattore di crisi: il costo delle materie prime è aumentato di circa il 200% nel 2021 e, in questi giorni, prezzi corrono ancora di più.
La Pilkington si è già fermata e la fabbrica resterà chiusa fino a domenica prossima; ferma anche la Primo. Cosa accadrà il prossimo 21 marzo è ancora da decidere: dipenderà anche dallo sciopero degli autotrasportatori che, a partire da domani, sospenderanno i loro servizi a livello nazionale. «In questo scenario drammatico», affermano il presidente e il direttore di AssoVasto, Alessandro Grassi e Giuseppe La Rana, «diverse aziende dell’indotto automotive stanno valutando se è il caso di continuare a produrre o è meglio fermarsi seguendo l’esempio della Pilkington. Le sospensioni produttive paradossalmente sarebbero più vantaggiose: i costi ormai sono insostenibili».
I pendolari che da Vasto devono raggiungere le fabbriche di Punta Penna o della Val di Sangro cercano di dividere le spese usando una sola auto, ma non basta. Per il momento ad avere meno problemi sono le terze lavorazioni. Infatti mentre lo stabilimento Primo srl che produce parabrezza si ferma per 7 giorni, l’altra fabbrica satellite della Pilkington, Bravo che si occupa di terze lavorazioni continuerà l’attività regolarmente. Anche alla Denso si continuerà a lavorare.
Da Roma, la deputata del M5S Carmela Grippa assicura che sia il caro energia che la vertenza degli autotrasportatori sono seguite con attenzione: «Oggi», dice Grippa, «è in programma un nuovo tavolo tecnico con il vice ministro ai Trasporti e alle Infrastrutture, Teresa Bellanova». Sperando che il tavolo produca buoni risultati, gli imprenditori si appellano anche alla Regione Abruzzo invocando un piano energetico regionale che riduca i costi e aiuti le imprese a sopravvivere e a superare questo ennesimo periodo di emergenza.
A San Salvo, con le elezioni all’orizzonte, il tema del lavoro, diventa dibattuto. Il sindaco uscente, Tiziana Magnacca, si dice «molto preoccupata per quello che accade alla Pilkington e all’indotto». «Siamo di fronte a una situazione preoccupante che avrà ricadute serie e a catena sull’intera economia locale», afferma Fabio Travaglini, uno dei candidati a sindaco per le prossime elezioni amministrative, «in ginocchio anche i settori edile e stradale: a causa dei costi divenuti ormai insopportabili, sono chiusi gli impianti di produzione del conglomerato bituminoso con la conseguente paralisi dei cantieri di molte opere pubbliche. Sono necessari interventi urgenti ed immediati da parte del governo per aiutare e mettere in sicurezza le multinazionali e le piccole e medie imprese».
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