Pilkington, il fermo preoccupa: ora si temono effetti sull’indotto

Il colosso del vetro, insieme allo stabilimento Primo, interrompe la produzione per una settimana AssoVasto: «Con tutti i rincari che ci sono è meglio stoppare perché si spende sicuramente di meno»
SAN SALVO. Costi energetici e guerra: Pilkington e Primo srl fermano la produzione. Il colosso vetrario è solo la prima fabbrica del territorio che si ferma a causa dei rincari e per la mancanza di materie prime. Il suo esempio potrebbe essere seguito da altre aziende metalmeccaniche e dall'indotto. L'aumento del gasolio e lo sciopero dei trasporti peggioreranno la situazione. La notizia ha creato ansia e preoccupazione in tutto il Vastese.
«Siamo molto preoccupati», ha confermato il sindaco di San Salvo, Tiziana Magnacca. Le criticità aumentano per l’occupazione e la produzione. I costi delle imprese sono aumentati rispetto allo scorso anno del 39%. Le conseguenze sono state spiegate dal presidente di Confindustria in maniera molto chiara. Invocato da subito il ricorso alla cassa integrazione per gli operai. Ed ecco il colosso del vetro, impresa energivora per eccellenza, che rischia di non reggere sotto questo ulteriore macigno dell’aumento dei costi. È assolutamente necessario il fondo chiesto dal ministro dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti. Il fermo della Pilkington inevitabilmente produrrà un effetto domino sull'indotto. «Sono giorni», confermano Alessandro Grassi e Giuseppe La Rana, rispettivamente presidente e direttore di AssoVasto, l’associazione delle industrie locali, «in cui diverse realtà imprenditoriali stanno pensando alle sospensioni produttive: si spende meno a stare chiusi piuttosto che produrre in queste condizioni». Una dichiarazione che racconta il dramma vissuto dalle imprese in questo periodo. Energia, gas e carburante hanno triplicato i costi di produzione. «Chiediamo ai parlamentari del nostro territorio», dice La Rana, «di accelerare la discussione preliminare sugli interventi volti a calmierare i prezzi di luce e gas oltre che del carburante. Sappiamo che a livello Ue verrà modificato il temporary framework, ovvero il documento in base al quale gli Stati membri sono autorizzati ad adottare sostegni all’economia in deroga alla disciplina ordinaria sugli aiuti di Stato. Ma occorre, nelle more della redazione di tale documento, essere immediatamente pronti ad adottare misure come la fissazione di un tetto al prezzo dell’energia elettrica e del gas che oggi non è consentita. Ciò si sommerebbe all’azzeramento degli oneri di sistema in vigore fino alla fine di giugno, ma servono ulteriori interventi per far sì che l’aiuto di Stato si trasformi in un reale beneficio per le aziende».
L'appello lanciato ai parlamentari del territorio è stato raccolto del deputato del M5S, Carmela Grippa e da altri parlamentari. «Lo stop dei Tir», annota Grippa, «annunciato per lunedì 14 marzo è un danno per il lavoro e l'economia del Paese. Il caro energia, con la conseguente impennata dei prezzi dei carburanti, e il conflitto russo-ucraino, stanno mettendo in ginocchio l'intero comparto e non possiamo stare a guardare, servono soluzioni e servono subito. Se vogliamo evitare che lo stop dei trasporti abbia riflessi anche sulle scorte di supermercati e grande distribuzione occorre convocare subito un tavolo tecnico. Dobbiamo tutelare imprese e cittadini già provati da due anni di pandemia».
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