Pilkington, la ripartenza slitta: operai in fabbrica da mercoledì

L’immediata ripresa produttiva riguarda solo alcune linee, il ritorno a pieno regime dal 30 marzo I sindacati: «La situazione è preoccupante, ma l’azienda fa di tutto per difendere il sito di San Salvo»
SAN SALVO. Rimandata di 72 ore la ripartenza dello stabilimento Pilkington di San Salvo. Azienda e sindacati hanno raggiunto un accordo che prevede la ripresa produttiva mercoledì 23, ma solo per alcune linee. Altre linee riapriranno nel corso della settimana. Il ritorno a regime è previsto per il 30 marzo. Il periodo, per tutto il settore industriale, continua ad essere all’insegna dell’incertezza e della variabilità. I costi esorbitanti dell’energia e del carburante frenano la produzione.
«La situazione è preoccupante», commenta il segretario della Rsu Cgil, Alfonso Di Tullio. «Non appena si riesce a tamponare una falla, si apre una voragine. Non certo per colpa dell’azienda, a cui invece va dato il merito di lottare per difendere questo sito produttivo, ma la situazione è critica». I sindacati lamentano l’assenza della politica. I lavoratori si sentono soli e affatto rappresentati nelle sedi opportune. Per una settimana sono scattati i contratti di solidarietà per 1350 dipendenti.
Mercoledì tornerà al lavoro un primo gruppo. Pilkington, per compensare le perdite accumulate con l’automotive, da qualche mese produce vetri per il mercato dell’edilizia. I costi dell’energia alle stelle e la guerra in Ucraina hanno però inferto un altro colpo al colosso vetrario. Nei periodi più difficili azienda e lavoratori stringono i denti e si compattano. Va dato atto al presidente di Pilkington Italia, Graziano Marcovecchio, di avere trasmesso ai dipendenti lo spirito di unità. «Siamo una grande famiglia», conferma Di Tullio.
L’azienda sta portando avanti il progetto di ristrutturazione e trasformazione del gruppo per diventare più competitiva e sopravvivere alla crisi economica giudicata dagli esperti la peggiore del secolo. Il progetto di trasformazione coinvolgerà 27mila lavoratori distribuiti in 30 aziende. Questo affinché si possa raggiungere una maggiore competitività e, soprattutto, per sopravvivere a questa drammatica fase economica anche mediante azioni che possano ristabilire gli adeguati livelli di redditività.
«Occorre partire dal presupposto», ricordano i sindacati «che il mercato dell’auto non tornerà ai livelli di pre-Covid prima dell’esercizio finanziario 2024/2025. Le attività di sviluppo dei nuovi modelli auto sono rallentate per via della pandemia e della transizione in corso tra veicoli tradizionali ed ecologici. Inoltre, c’è una forte concorrenza tra fornitori anche sui modelli già in produzione. Da ultimo si è aggiunta la guerra in Ucraina». L’azienda ha assicurato alle Rsu che saranno utilizzati tutti gli strumenti che verranno messi a disposizione dal Governo e dalla Regione in tema di politiche attive del lavoro anche attraverso il Fondo nuove competenze.

