Piromane, c’è l’identikit: non è camorrista

30 Giugno 2015

Il pm: ha appiccato il fuoco per reati già prescritti. Ma spunta la foto-documento dei rifiuti pericolosi

CHIETI. Il piromane della discarica ha commesso una gaffe dagli effetti gravissimi. Ha avvelenato l’aria mettendo a rischio la salute di migliaia di cittadini con un incendio per lui del tutto inutile. I reati che, attraverso la tecnica criminale del rogo appiccato in più punti, voleva cancellare erano già prescritti. La discarica di Colle Marcone infatti è stata sequestrata nel 2009. Questa data, dal punto di vista legale, è fondamentale perché i reati contro l’ambiente si prescrivono in 4 anni, mentre quelli più gravi legati al traffico illegale di rifiuti, in 6. In entrambi i casi il piromane, che voleva far scomparire rifiuti e documenti, ancora custoditi in un gabbiotto divorato dal fuoco, non sarebbe stato mai incriminato. Parte da questa deduzione, logica e interessante, l’inchiesta del sostituto procuratore Giuseppe Falasca per incendio doloso contro ignoti. E’ una deduzione che porta la procura ad escludere il coinvolgimento della criminalità organizzata che commissione roghi come quelli della Terra dei Fuochi. In parole semplici il piromane che ha colpito sabato notte a Colle Marcone non sarebbe un camorrista ma un personaggio, forse locale, che aveva paura di essere scoperto. La camorra non farebbe mai gaffe come quella di ignorare la prescrizione di un reato commettendo un delitto del tutto inutile al suo scopo per cancellare prove che ormai non sarebbero servite a nessun magistrato. L’identikit psicologico del piromane, fatto su base deduttiva, in un certo senso è rassicurante. Salvo poi essere smentiti dai fatti, come la foto che pubblichiamo, scattata prima del rogo, che ritrae un bidone con una “R” nera su sfondo giallo, cioè il simbolo dei rifiuti pericolosi. Questa foto smentisce chi, ieri, in procura ha dato per certo che nelle discarica non ci fossero rifiuti con questo grado di pericolosità. Ma ormai nessuno potrà verificare il contenuto di quel bidone con un marchio inconfondibile. Siamo venuti in contatto anche con il gestore del termovalorizzatore di Acerra di proprietà della Regione Campania che lo ha affidato alla società A2A Ambiente nel marzo 2009, quindi un mese dopo il sequestro della discarica data alle fiamme insieme ai documenti tra cui un atto del 2007 riferito a un impianto in località Pantano di Acerra dove si contano vari impianti. Ma non è quel termovalorizzatore.(l.c.)