Pista ciclabile, inchiesta archiviata Il gip: «Ma la struttura è insicura»

Il giudice Canosa non ravvisa responsabilità penali dei 4 indagati nell’opera costata oltre un milione Però parla di «gravissimi profili di pericolosità» della ciclopedonale elencandone anche alcuni motivi
LANCIANO. «La strada è pericolosa, non sicura, inidonea, ma l’inchiesta va archiviata perché non si possono sostenere in aula le accuse formulate, tra cui quella di falsità ideologica»: lo scrive il giudice per le indagini preliminari, Massimo Canosa, nel chiudere definitivamente, dopo 5 anni, l’inchiesta sulla pista ciclabile di via Del Mare.
L’ARCHIVIAZIONEIl giudice ha quindi accolto la richiesta di archiviazione avanzata dal procuratore Mirvana Di Serio e respinto l’opposizione fatta dall’associazione Ascom tramite l’avvocato Quirino Ciccocioppo. Un’inchiesta, quella sulla pista costata oltre 1 milione di euro (600mila della Regione) nata nel 2019 e che aveva visto nell'ottobre 2020 il giudice Canosa respingere la prima richiesta di archiviazione della Procura e ordinare nuove indagini per verificare se la ciclabile fosse pericolosa, se ci fossero stati atti omessi e se l’opera era collaudabile. Quesiti a cui ha risposto il consulente della Procura, l’ingegnere Giovanni Ranieri, che ha definito la pista “non conforme ad alcune norme del codice della strada e al vigente piano generale del traffico urbano (Pgtu)"; “Tenuto conto di quanto esposto, la pista ciclabile di via Del Mare, Olmo di Riccio, via Panoramica, via Alba secondo il parere di questo consulente non poteva essere collaudata”. Ma all’esito della perizia, di altre indagini e anche delle memorie dei 4 indagati, il procuratore ha ritenuto di richiedere l’archiviazione, non ravvisando i reati di falsità ideologica, lesioni.
CICLABILE PERICOLOSAMa proprio sulla base della perizia di Ranieri e sulla relazione della polizia municipale il giudice parla invece di «gravissimi profili di pericolosità» della via, di un’opera che non è affatto sicura elencandone i motivi: perché c’è una scarsa o insufficiente visuale degli utenti che devono immettersi su via Del Mare costretti ad invadere la pista ciclabile; perché la pista ciclabile è a doppio senso di marcia con corsie ubicate entrambe sullo stesso lato della piattaforma stradale; perché per quasi il 50% la pista non è separata dalla strada da cordolo invalicabile; e perché la segnaletica verticale e orizzontale è contrastante con il Codice della strada. Viste le numerose violazioni di carattere esclusivamente amministrativo rilevate dal consulente della procura, l’opera in pratica non rende la circolazione stradale sicura. Problemi di sicurezza ma archiviazione chiesta e ottenuta perché non si rilevano i reati contestati, pur considerando inattendibili le attestazioni degli indagati sulla rispondenza dell’opera alla sicurezza della circolazione stradale e pur ritenendo legittime le opposizioni di Ascom ma non decisive tali da sostenere l’accusa in aula.
LE RESPONSABILITÁParlando di pericolosità e di problemi segnalati più volte, si pone anche la questione delle responsabilità in caso di incidenti sulla pista. Il giudice indica una possibile corresponsabilità da parte di coloro che ne hanno deliberato la realizzazione. «Sosteniamo da sempre che la pista è pericolosa ed è stato acclarato», dice il presidente Ascom, Angelo Allegrino, «dalle perizie, dal giudice, dagli incidenti che ci sono stati, dagli esposti anche alla Corte dei Conti per i costi eccessivi della pista, dalle ben 4 petizioni fatte per eliminarla. Ci sono irregolarità tecniche e soprattutto fisiche perché la via è stretta, questione che non potrà mai essere sanata, ma nessun colpevole. La palla ora passa all'amministrazione Paolini che deve deciderne il destino».
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