Pizzaiolo pestato davanti al bar «Mi hanno aggredito in venti»

23 Giugno 2021

I carabinieri indagano sull’episodio avvenuto in via Colonnetta: il 22enne ricoverato in ospedale La mamma del giovane: «Lo hanno massacrato solo perché non era di Chieti, vogliamo giustizia»

CHIETI. Ha raccontato di essere stato pestato a sangue a Chieti Scalo, davanti a un bar di via Colonnetta, da una ventina di persone, tra cui un pugile. I carabinieri stanno indagando sull’aggressione avvenuta nella notte tra sabato e domenica scorsi, all’esterno di uno dei locali più frequentati della movida, ai danni di un 22enne di Sambuceto, pizzaiolo di professione, finito in ospedale con traumi e ferite su tutto il corpo: l’inchiesta è scattata d’ufficio perché la prognosi è superiore ai venti giorni. I militari dell’Arma hanno già ascoltato il ragazzo, dimesso lunedì pomeriggio dal Santo Spirito di Pescara.
Racconta la mamma del ferito, ancora sotto choc: «È stata un’aggressione feroce nei confronti di un giovane colpevole solamente di non essere un cittadino di Chieti. Mio figlio è stato massacrato brutalmente: gli hanno procurato escoriazioni con ematomi evidenti, un taglio al labbro e una frattura sul lato destro del cranio con annesso trauma cranico. Non solo: gli aggressori gli hanno incrinato le costole e provocato lesioni alla colonna vertebrale». È la stessa donna, in base alla testimonianza del figlio, a ricostruire le fasi del pestaggio. Verso le tre di notte, il pizzaiolo con la passione per la boxe si trovava nel bar insieme a un amico. A un certo punto è andato a fare pipì dietro un albero: «Ho evitato il bagno perché, in tempi di Covid, ho paura degli ambienti chiusi», ha riferito alla madre. Fatto sta che il 22enne è stato avvicinato da un ragazzo che conosce perché pugile professionista. Quest’ultimo gli ha chiesto di dove fosse e, alla risposta «Sambuceto», lo ha colpito al volto. La vittima si è difesa, facendo cadere a terra l’aggressore. Poi si è scatenato il putiferio: il pizzaiolo ha raccontato che è stato accerchiato da una ventina di persone, forse anche di più, che lo hanno preso a calci e pugni, persino sulla testa. «La cosa più grave», aggiunge la donna, «è che il branco è stato incitato da alcuni dei presenti. Mio figlio ha rischiato di morire ed è riuscito a sottrarsi alla violenza solo grazie all’intervento di alcune ragazze che, disperatamente, chiedevano aiuto e invitavano gli aggressori a smetterla, perché continuando avrebbero potuto ucciderlo». Il giovane è riuscito ad alzarsi e a scappare: nonostante fosse rincorso dagli aggressori, è salito sull’auto guidata dall’amico. «Io e la mia famiglia», conclude la donna, «diciamo grazie a quelle ragazze che hanno mostrato non solo sensibilità, ma anche grande coraggio. Così come è stato decisivo l’intervento dell’amico che lo ha recuperato con la macchina. Ringraziamo anche il personale dell’ospedale di Pescara e le forze dell’ordine. Adesso chiediamo che venga fatta giustizia».
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