Pochi i negozi rimasti: via agli affitti calmierati

1 Giugno 2017

Sul Colle non c’è diversificazione nelle offerte proposte ai consumatori Tiberio (Confcommercio): intesa con banca e Comune per il rilancio

CHIETI. No, il tessuto di riferimento non tiene più. La china, se il percorso tracciato è questo, non la risale nessuno. Senza strategie “rivoluzionarie” nel medio-lungo periodo, hai voglia a strillare ai quattro venti che le cose vanno male e che la colpa è sempre dell’altro. Il commercio, quello sul colle di Chieti, non regge. Le attività sono in lento ma progressivo calo, la forbice tra cessazioni e iscrizioni è una ferita che sanguina e si fa sempre più aperta, il totale degli addetti al settore diventa sempre più esiguo. Di trimestre in trimestre, i dati sul settore forniti dalla Camera di commercio, sono un pianto greco. A soffrire è il Colle, appunto; allo Scalo il settore regge perché ci sono servizi importanti, a cominciare dall’ospedale e dall’università.
Quella voglia di andare fuori. Le attività commerciali sono diventate “scarse”: come numero, certo, ma anche come proposte di offerte ai consumatori. «In effetti è così», conferma Marisa Tiberio, presidente di Confcommercio, «c’è chi da qui parte per Roma con destinazione l’acquisto di una borsa di Luis Vuitton: tanti chilometri, tante spese di viaggio, due ore e mezza di auto, ma è la realtà. Ecco, diciamo che in fondo c’è una motivazione a fare una cosa del genere. Un altro esempio? Trovi lei sul Colle un solo negozio che faccia le liste per le nozze per tazze e bicchieri alle coppie prossime alle nozze! A me non risulta».
La Zona a traffico limitato. «Insomma, offerta “scarsa” ma anche problemi annessi, come quelli nella difficoltà di trovare un parcheggio. «La Zona a traffico limitata in centro è una cantonata», riprende Tiberio, «in una parte della città che già soffre d’isolamento, attivare la Ztl è come dire a chi si sposta in auto: “Restate a casa vostra, non vogliamo essere disturbati”».
Il piano locatore-negoziante. Che fare allora? «È necessaria la riqualificazione commerciale», spiega Tiberio, «che stiamo pensando di proporre con un piano sugli affitti calmierati e che presenteremo alla città nei prossimi giorni. Ossia un accordo tra locatori e titolari di negozi con un’intesa tra banca e Comune. In sostanza», annuncia Tiberio, « il locatore riduce del 20% il canone di affitto al commerciante per periodi più lunghi di affitto; il negoziante chiede alla banca, con l’avallo di Confidi, la liquidità necessaria a far fronte a due anni di canoni di affitto; il locatore, a sua volta, riceve subito in contanti la somma corrispondente ad almeno due annualità di affitto; il negoziante verserà per due anni alla banca-Confidi una quota mensile a copertura del prestito del biennio per la liquidità che ha avuto. Nei successivi 10 anni», prosegue Tiberio, «il negoziante continuerà a pagare il canone dirotto di affitto al locatore; il Comune, che potrà contare sulla continuità della presenza di un’attività commerciale sul proprio territorio, con annesse tasse da inccssare quindi, concede al locatore che ha aderito all’intesa, una sorta di agevolazione sul pagamento dell’Imu; il Comune, infine», conclude Tiberio, «potrebbe concedere al negoziante la riduzione della Tari, della Tasi e di altre imposte ancora».
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