Poggiofiorito, quel fumo nero c’è ancora

POGGIOFIORITO. Una sentenza del Tar del 4 dicembre scorso ha disposto e ordinato l'immediata chiusura dell'impianto oltre alla sospensione delle attività, ma la ditta Sirolli srl continua a lavorare...
POGGIOFIORITO. Una sentenza del Tar del 4 dicembre scorso ha disposto e ordinato l'immediata chiusura dell'impianto oltre alla sospensione delle attività, ma la ditta Sirolli srl continua a lavorare e ad emettere odori nauseabondi in barba a tutto e tutti. E' quanto segnalano i cittadini di Poggiofiorito sfiniti da una vicenda giudiziaria e ambientale che sembra non avere fine e che riguarda l'impianto per la produzione di pellets e sansa di oliva. Nel ricorso al Tar presentato da alcuni privati cittadini si contestava l'autorizzazione concessa dalla Provincia di Chieti ed era stata evidenziata anche la mancanza di altre autorizzazioni, prima fra tutte quella dei vigili del fuoco. Il Tar non solo ha accolto il ricorso, ma ha anche ordinato lo spegnimento immediato dell'impianto
. Appena qualche giorno di stop e poi però, come se niente fosse, la fabbrica ha ricominciato a lavorare. La situazione giuridica è cristallizzata a quel ricorso e alla sospensione ordinata dal tribunale amministrativo visto che, di fatto, non sono stati presentati ricorsi. Ma i fumi continuano ad essere emessi, la puzza si espande in tutto il territorio della Marrucina. Sulla questione delle autorizzazioni mancanti sia i cittadini che il Comune hanno presentato anche un esposto in Procura. Ma tutto tace. «Per l'ennesima volta - interviene Alessandro Lanci, presidente di Nuovo Senso Civico, che ha aiutato e sostenuto i cittadini in questa battaglia - siamo sconcertati dall'atteggiamento degli organi preposti al controllo come Provincia, Arta e Asl che non riescono a far applicare la sentenza di un tribunale».
«I cittadini in passato hanno già vinto un ricorso al Tar riguardo le autorizzazioni commerciali della ditta - specifica l'avvocato Michele Di Tonno che tutela alcuni residenti - e il Comune è stato condannato alle spese processuali. Questa vicenda, per quanto assurda, non finisce qui. Intanto a marzo c'è l'udienza finale per l'ultimo ricorso al Tar, e inoltre i cittadini stanno valutando tutte le iniziative giudiziarie per mettere sotto la lente di ingrandimento tutte le attività di questa fabbrica». L'impianto nel febbraio 2014 era stato posto sotto sequestro dalla Forestale, su delega dell'autorità giudiziaria di Chieti, per violazioni al testo unico ambientale e al codice penale (immissioni nocive nell'atmosfera, nel terreno circostante e nell'acqua) che hanno di fatto determinato i provvedimenti. Il 15 ottobre invece la Asl di Chieti ha sequestrato 22 sacchi di pellets provenienti dall'Albania recapitati all'industria di contrada Sodera, perché non avevano avuto nessun controllo sanitario così come invece prescritto dalla legge per questo genere di materiali, soprattutto se provenienti da paesi esteri. (d.d.l.)

