Poliziotto arrestato per violenza sessuale

La Procura: chiedeva sesso in cambio del rilascio del permesso di soggiorno. Due episodi denunciati da una sudamericana
LANCIANO. Prestazioni sessuali in cambio del rilascio del permesso di soggiorno. Con l’accusa di concussione e violenza sessuale nei confronti di una 40enne sudamericana, ieri mattina è stato arrestato B.B., 54 anni, di Atessa, poliziotto in servizio nel commissariato frentano. È una vicenda non ancora del tutto chiusa quella che ha portato all’arresto ai domiciliari, su ordine del gip Massimo Canosa di un poliziotto, nata 4 mesi fa dalla denuncia della vittima della concussione e della presunta violenza sessuale e da altre testimonianze arrivate in Procura a due anni dai fatti. Un’omertà, dietro questa vicenda, fatta di paura, di terrore da parte delle immigrate, rotta pian piano proprio dagli agenti che hanno indagato sul caso. La vicenda di un poliziotto che, approfittando della sua posizione, di ufficiale incaricato al rilascio dei permessi di soggiorno e passaporti, ritardava il rilascio dei documenti di soggiorno a una 40enne sudamericana - che vive regolarmente a Lanciano - chiedendo in cambio non soldi, fatto che sarebbe già gravissimo, ma addirittura sesso.
«È un fatto grave e doloroso perché commesso da chi deve rispettare la legge più di tutti», ha detto il procuratore capo Francesco Menditto spiegando le ragioni del’arresto, «ma che non lede la fiducia nella polizia, che è incondizionata. Sono quattro i capi di imputazione di cui deve rispondere l’arrestato: due episodi di concussione e due di violenza sessuale. Accuse legate a fatti avvenuti nel marzo e nel settembre 2013. In base alle indagini condotte dal sostituto procuratore Anna Benigni, inizialmente coadiuvata dalla polizia della Procura e dagli agenti del commissariato diretti dal dirigente Francesco Lagrasta poi continuate dalla squadra mobile della questura di Chieti diretta da Francesco Costantini, il poliziotto avrebbe chiesto prestazioni sessuali alla donna per sbloccare le pratiche per il rinnovo del permesso di soggiorno a cui aveva diritto perché è immigrata regolare». Una vicenda, ha spiegato Benigni, emersa solo 4 mesi fa, e con indagini in corso perché «ci potrebbero essere altri casi visto che dalle testimonianze pare che altre donne vivessero in questo clima di terrore col rilascio del permesso».
«Non ho subito detto la verità perché avevo paura, il terrore di essere mandata via», ha detto la vittima in Procura. La violenza sarebbe avvenuta in una casa di Lanciano, non di proprietà dei due protagonisti della vicenda. Le indagini sono state molto accurate, come evidenziato dalla Benigni, «perché spesso le forze dell’ordine sono esposte a denunce anche per ritorsioni, quindi le verifiche sono state approfondite e sono in corso».
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