Ponte Chieti-Villanova Ecco i pilastri erosi

8 Febbraio 2017

La piena del fiume Pescara sta causando danni molto pericolosi

CHIETI. Pilastri talmente corrosi da apparire quasi scarnificati. Fa paura a Madonna delle Piane l’immagine del ponte Chieti – Villanova sul fiume Pescara ingrossato dalle piene. Il ponte segna il confine tra Chieti e Cepagatti e tra le due province di Chieti e Pescara. La campata poggia su un basamento di cemento che a sua volta si regge su piloni in pessimo stato. Di alcuni sembra rimasto davvero poco. L’erosione dell’acqua ha fatto sì che qualche pilastro rimanesse in parte solo con l’intelaiatura di metallo a vista. Il ponte è trafficatissimo. Rappresenta la porta che il capoluogo teatino apre a chi arriva dalla zona dell’entroterra pescarese. Una porta che conduce direttamente sia alla zona industriale della Val Pescara, sia al polo ospedaliero e universitario. L’infrastruttura si trova al chilometro 132 della strada statale 81, la “Piceno Aprutino”. Venendo da Villanova una volta attraversato il ponte si arriva direttamente alla sede della Camera di commercio all’ex Foro Boario. Basta attraversa il ponte successivo per arrivare al campus universitario di via dei Vestini prima e poi all’ospedale. Il maltempo dell’ultimo mese ha peggiorato notevolmente la situazione. Tra i residenti c’è allarme. «Non pretendiamo interventi immediati», dice Mario D’Alessandro, che vive nell’ultima casa teatina prima del fiume Pescara che segna il confine, «ma almeno che non ci si disinteressi della situazione. Che insomma il ponte diventi un sorvegliato speciale. L’erosione delle acque che sono attualmente torbide e di portata sensibile, sia per le piogge che per lo scioglimento delle eccezionali nevicate del mese scorso e che si temono ancora in arrivo ha cancellato un tratto del sentiero che fiancheggia il corso fluviale subito dopo la prima arcata del manufatto che risale al 1949 e che fu messo in sicurezza dopo l’alluvione del 10 aprile 1992, con chiusura al traffico per mesi». Nel 1992 si diede il via a una ristrutturazione e l’arteria fu chiusa per circa sei mesi con non pochi disagi per gli automobilisti. Fu allora che riprese vigore la richiesta di realizzare un terzo ponte nella zona, servita solo da quello Chieti – Villanova e dal ponte delle Fascine che si trova più a monte, nei pressi del centro commerciale Megalò. Ma il terzo ponte, almeno in questa zona, non fu mai costruito. «La notevole erosione provocata dall’ultima piena» continua D’Alessandro, «ha addirittura cancellato una stradina di campagna, che consente di raggiungere i terreni agricoli di diversi proprietari della zona. La preoccupazione non è solo degli agricoltori che non possono più andare nelle proprie terre, ma anche e soprattutto dei residenti e degli utenti della statale 81, in quanto si nota la progressiva erosione dei piloni che sorreggono il basamento di calcestruzzo, realizzato nel 1992 per facilitare l’espansione dell’alveo fluviale in quel punto. Ce n’è abbastanza per suscitare una pur minima preoccupazione e per convincere le autorità di bacino a disporre e compiere immediati e accurati controlli dalle autorità preposte, dal momento che sul detto basamento poggia uno dei piloni del ponte di Chieti-Villanova. Prevenire è certo meglio che intervenire per un disastro, come insegna Rigopiano».

La situazione, sottolineano infine i residenti, è resa ancor più allarmante perché oltre al legname e a tutto ciò che è stato trasportato dalla violenza dell’ondata d’acqua, il tratto del fiume sconta l’essere stato lasciato in evidente abbandono da anni. Nonostante le promesse di intervento per la costruzione di una pista ciclabile, insieme a quelle per il Parco fluviale.