Porto, niente deposito gpl Saltano 120 posti di lavoro

17 Dicembre 2020

La società farà il terminal a Trieste. Il sindaco: «Città contraria al loro progetto» Febbo: «Non c’erano le condizioni». D’Alessandro avvisa: «Ora le opere allo scalo»

ORTONA . L’investimento di Walter Tosto sul porto di Trieste, 6,4 milioni per rilevare all’asta l’intera area dei Depositi Costieri Trieste spa, (vedi l’articolo pubblicato nell’edizione di ieri ndr) fa riemergere il dibattito sull’impianto gpl che la Seastock, società dello stesso gruppo Tosto avrebbe voluto realizzare nello scalo ortonese. «Non voglio tornare a riaprire le polemiche e, per quel che mi riguarda, una ferita. Ma certo è che provo dispiacere nel pensare che a Trieste investiremo risorse e creeremo posti di lavoro che avevamo previsto per l’Abruzzo», ha affermato Luca Tosto. Si parlava di circa 120 posti di lavoro per la città ortonese che, dopo l’investimento dell’azienda teatina nel nord-est, è tornata a commentare il progetto dell’impianto di stoccaggio.
A partire dal sindaco Leo Castiglione che, soffermandosi sulla notizia, parla di soddisfazione «nell’apprendere che la città di Ortona, forse, ha definitivamente vinto questa battaglia». Ricorda quindi che «la città si è espressa in modo chiaro e inequivocabile contro questo progetto. Avrebbe bloccato qualsiasi idea di sviluppo». Secondo l’attuale consigliere regionale Mauro Febbo, non c’erano le condizioni per realizzare un simile deposito nell’area portuale di Ortona: «Non era un’ipotesi percorribile, anche in base ai futuri investimenti previsti per il porto di Ortona. Dispiace», conclude Febbo, «ma sono comunque soddisfatto perché l’impianto non poteva essere realizzato a Ortona».
E poi c’è l’onorevole Camillo D’Alessandro, che non entra nel merito delle decisioni dell’azienda ma si proietta su quelli che sono i progetti per il porto. «Fino a quando non si risolverà lo spazio logistico della banchina, la convivenza di attività diverse con protocolli di sicurezza altrettanto diversi andranno in conflitto». Ed allora «gli investimenti che noi avevamo immaginato, cioè il prolungamento del molo sud, l’attività di dragaggio e la contestuale realizzazione di vasche di colmata, consentono l’estensione della piattaforma logistica del porto di Ortona, sia alla banchina nord che a quella di riva. Questo dibattito deve ricondurci al vero punto: il porto non si svilupperà mai e non risolverà mai i problemi di compatibilità tra diverse attività se non ci saranno gli investimenti che noi avevamo previsto».