Poste, il rapinatore incastrato da 3 indizi

Le celle telefoniche, le immagini delle telecamere, le ammaccature sull’auto: così la polizia è arrivata a Marco Tuci, 31 anni
CHIETI. Le ammaccature sull’auto utilizzata per il sopralluogo prima della rapina, le immagini delle telecamere, le celle telefoniche. Sono almeno tre gli indizi che incastrano Marco Tuci, 31 anni, originario di Pescara e residente a Montesilvano, da ieri rinchiuso in carcere dopo le indagini della squadra mobile di Chieti: è lui, secondo l’accusa, uno dei banditi che hanno assaltato le Poste di Brecciarola lo scorso 16 ottobre, terrorizzando dipendenti e clienti con le pistole spianate. Il complice, Antonio Lerino, 27 anni di Manoppello, è in cella già da 180 giorni. Il secondo arresto, così come il primo, è stato disposto dal giudice Luca De Ninis su richiesta del sostituto procuratore Giuseppe Falasca, che ha coordinato l’inchiesta condotta dai poliziotti della terza sezione, diretti dal vice questore aggiunto Miriam D’Anastasio e dal sostituto commissario Ivan Finore.
L’ASSALTO. Per il gip, sono vere le pistole utilizzate in via Aterno. Quella mattina i rapinatori, con il volto coperto da caschi e maschere di carnevale, hanno fatto irruzione portando via 725 euro trovati in cassa e il portafoglio della direttrice con 160 euro. Subito dopo, sono fuggiti in direzione di Manoppello a bordo di un motorino Scarabeo Aprilia di colore blu, rubato a Pescara, in via Regina Margherita, due giorni prima del colpo. Così, a distanza di qualche ora, lo scooter è stato trovato e sequestrato in un garage di Manoppello nella disponibilità di Lerino e della madre.
I TELEFONI. Le analisi del traffico telefonico dell’indagato, sottolinea il giudice, dimostrano che Tuci si trovava nell’area circostante l’ufficio postale in tempi ampiamente coerenti con la preparazione e l’esecuzione della rapina.
LA MACCHINA. Le telecamere di una banca, di una gioielleria e di un bar hanno ripreso una Lancia Y di colore nero transitare due volte davanti alle Poste prima del colpo. Non solo: le immagini hanno evidenziato ammaccature e graffi sulla carrozzeria. E quei segni sono risultati identici a quelli presenti sulla macchina in uso a Tuci – una Lancia Y nera, appunto – come scoperto dagli investigatori durante un sopralluogo dello scorso dicembre. A distanza di qualche settimana, temendo che la polizia potesse risalire a lui, l’indagato ha cercato di coprire le ammaccature con della pasta abrasiva.
LA COMPARAZIONE. L’ultimo indizio che inguaia Tuci è arrivato dai risultati degli accertamenti della polizia scientifica di Ancona. L’esame delle immagini acquisite nell’ufficio postale ha fornito un risultato di «compatibilità» tra il 31enne e il rapinatore più robusto entrato per primo nel locale. Per il giudice, dunque, Tuci ha svolto un ruolo primario nella rapina, lasciando a Lerino i compiti più rischiosi, come il furto del motorino e il maldestro tentativo di nasconderlo nel garage. Il gip considera l’indagato «pericoloso», anche alla luce dei precedenti per reati di rapina aggravata «di particolare gravità», furto, ricettazione, detenzione e porto di armi e lesioni personali. Ora le indagini vanno avanti per identificare eventuali altri complici.
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