Posti di lavoro ai parenti e parquet gratis Il pm: «Di Giannantonio va processato»

10 Giugno 2023

Lo psichiatra accusato di concussione: avrebbe costretto il presidente di una cooperativa ad assumere moglie e segretaria C’è la richiesta di rinvio a giudizio anche per le due donne, nei guai per falso e truffa. Il 12 luglio il caso davanti al giudice

CHIETI. La procura di Chieti ha chiesto il processo per lo psichiatra Massimo Di Giannantonio, ex direttore del Dipartimento di salute mentale della Asl teatina, accusato di aver preteso posti di lavoro per i parenti e il parquet gratis per la sua casa romana. Le ipotesi di reato nei confronti del docente, 68 anni, volto noto di trasmissioni televisive nazionali, sono quelle di concussione, turbata libertà del procedimento di scelta del contraente, falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici e truffa. Devono rispondere degli ultimi due reati anche le teatine Silvia Fraticelli, 47 anni, moglie di Di Giannantonio, e l’allora segretaria di quest’ultimo Simona Malandra, 44 anni. Il pubblico ministero Giancarlo Ciani ha firmato la richiesta di rinvio a giudizio pure per le due donne. L’udienza preliminare, davanti al giudice Andrea Di Berardino, è in programma il prossimo 12 luglio.
Secondo l’accusa, a fornire a Di Giannantonio le «indebite utilità», sotto costrizione, è stato il presidente di una cooperativa vincitrice dell’appalto milionario per «i servizi di assistenza psichiatrica, riabilitativa e di tutoraggio finalizzato al reinserimento lavorativo». Sono quattro gli episodi di concussione contestati all’ex primario e scoperti dalla guardia di finanza di Chieti: si tratta di «condotte di sopraffazione rivolte nell’arco di ben 5 anni», ovvero tra aprile 2015 e luglio 2020, al presidente della cooperativa. Di Giannantonio, come membro della commissione aggiudicatrice dell’appalto e direttore esecutivo del contratto, lo avrebbe obbligato ad assumere nell’organico della coop la moglie e Malandra. Entrambe, sostiene sempre il pm, non hanno però svolto alcun tipo di mansione relativa ai servizi di riabilitazione ma sono state impiegate come «segretarie personali» di Di Giannantonio, procurandosi rispettivamente «un ingiusto profitto» di 48.441,78 euro (Fraticelli) e 21.003,95 euro (Malandra).
Nel caso della moglie, ricostruiscono le carte dell’inchiesta, il posto di lavoro fu richiesto davanti a un testimone «con un’arroganza impositiva a lui consueta e poi addirittura fra le urla. L’imputato non era certamente mosso dall’interesse pubblico di assicurare al servizio una figura da lui ritenuta necessaria. Al contrario, tutti gli elementi convergono nel sostenere che l’unico interesse perseguito fosse quello di assicurare una retribuzione a sua moglie». Il presidente della cooperativa ha «lungamente spiegato che la richiesta di Di Giannantonio corrispondeva a un’imposizione che non ammette replica, sull’implicito fondamento che lui potesse creargli una serie di ostacoli, in caso di mancata adesione».
D’altronde, come riferito da una testimone, Di Giannantonio aveva «poteri di verifica e controllo sull’esecuzione del contratto: autorizzava i pagamenti, in assenza della sua firma le ore non venivano liquidate, poteva mettere in difficoltà la cooperativa contestando i servizi erogati». Per l’accusa, il principale imputato ha preteso e ottenuto anche una terza assunzione, quella della figlia di Fraticelli (la ragazza non è indagata). L’ex primario avrebbe pure obbligato il presidente della coop a sostenere i costi per 180 metri quadri di parquet della sua abitazione a Roma, ovvero 8.762 euro.
Gli imputati sono difesi dagli avvocati Marco Femminella, Ilaria Felini, Enrico Raimondi e Cristiano Maria Sicari. Ora la Asl Lanciano Vasto Chieti potrà costituirsi parte civile.
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