Posti di lavoro ai parenti e parquet gratis: sotto accusa il primario Di Giannantonio

14 Ottobre 2022

La guardia di finanza sequestra 120mila euro al noto psichiatra, ora in aspettativa. Indagate anche la moglie e la segretaria Il pm: «Ha costretto il presidente di una cooperativa ad assumerle». Il giudice: «Ha abusato delle sue funzioni pubbliche»

CHIETI. Posti di lavoro ai parenti e 180 metri quadri di parquet per la sua casa romana. Sono tangenti dalle multiformi sembianze quelle che inguaiano il professor Massimo Di Giannantonio, 68 anni, primario in aspettativa del Dipartimento di salute mentale della Asl Lanciano Vasto Chieti. Lo psichiatra, volto noto di trasmissioni televisive nazionali, è indagato per concussione, falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici e truffa: secondo l’accusa, a fornirgli le «indebite utilità», sotto costrizione, è stato il presidente di una cooperativa vincitrice dell’appalto milionario per «i servizi di assistenza psichiatrica, riabilitativa e di tutoraggio finalizzato al reinserimento lavorativo». L’inchiesta – coordinata dal pm Giancarlo Ciani e condotta dalla guardia di finanza di Chieti, al comando del colonnello Michele Iadarola – è sfociata nel sequestro preventivo di oltre 120mila euro nei confronti di Di Giannantonio.
GLI ALTRI INDAGATI
Nella vicenda sono coinvolte pure Silvia Fraticelli, teatina di 47 anni, moglie dell’ormai ex primario, e l’allora segretaria di quest’ultimo, Simona Malandra, 43 anni, anche lei di Chieti, che devono rispondere di falso e truffa: verso di loro è stato disposto il sequestro rispettivamente di 48.441 euro e 21.003 euro (in solido con Di Giannantonio). Il provvedimento è stato firmato dal giudice Luca De Ninis, secondo cui il principale indagato era «certamente consapevole della propria inveterata inclinazione ad abusare delle funzioni pubbliche rivestite». La procura voleva gli arresti domiciliari per Di Giannantonio e la moglie. Ma questa richiesta è stata respinta perché lo scorso maggio il primario, «consapevole delle indagini a suo carico, e presumibilmente anche del pericolo di vedersi applicata una misura cautelare, con abile strategia difensiva», ha chiesto alla Asl di andare in aspettativa per sei mesi con il collocamento in pensione anticipata da novembre. «Ne consegue che, preso atto dell’effettivo abbandono degli incarichi e delle funzioni per la reiterazione di reati analoghi, l’esigenza cautelare, in precedenza di notevole rilievo, ha di fatto perso di attualità e concretezza proprio per effetto delle scelte dell’indagato».
I POSTI DI LAVORO
Sono quattro gli episodi di concussione contestati al primario a seguito delle indagini del nucleo di polizia economico finanziaria: si tratta di «condotte di sopraffazione rivolte nell’arco di ben 5 anni», ovvero tra aprile 2015 e luglio 2020, al presidente della cooperativa. Di Giannantonio, come membro della commissione aggiudicatrice dell’appalto e direttore esecutivo del contratto, lo avrebbe obbligato ad assumere nell’organico della coop la moglie e Malandra. Entrambe, sostiene sempre l’accusa, non hanno però svolto alcun tipo di mansione relativa ai servizi di riabilitazione ma sono state impiegate come «segretarie personali» di Di Giannantonio. Nel caso della moglie, ricostruisce il gip, il posto di lavoro fu richiesto davanti a un testimone «con un’arroganza impositiva a lui consueta e poi addirittura fra le urla. L’indagato non era certamente mosso dall’interesse pubblico di assicurare al servizio una figura da lui ritenuta necessaria. Al contrario, tutti gli elementi convergono nel sostenere che l’unico interesse perseguito fosse quello di assicurare una retribuzione a sua moglie». Il presidente della cooperativa ha «lungamente spiegato che la richiesta di Di Giannantonio corrispondeva a un’imposizione che non ammette replica, sull’implicito fondamento che lui potesse creargli una serie di ostacoli, in caso di mancata adesione». D’altronde, come riferito da una testimone, Di Giannantonio aveva «poteri di verifica e controllo sull’esecuzione del contratto: autorizzava i pagamenti, in assenza della sua firma le ore non venivano liquidate, poteva mettere in difficoltà la cooperativa contestando i servizi erogati». Per l’accusa, il principale indagato ha preteso e ottenuto anche una terza assunzione, quella della figlia di Fraticelli (la ragazza non è indagata).
IL PARQUET GRATIS
Il primario avrebbe pure obbligato il presidente della coop a sostenere i costi per il parquet della sua abitazione a Roma, ovvero 8.762 euro. «L’indagato nell’estate 2020 lo convocò in ospedale», ricostruiscono le carte dell’accusa, «e gli fece vedere il parquet che aveva scelto per l’abitazione romana che stava ristrutturando. Quindi gli consegnò l’ordinativo fatto via internet e gli chiese di confermare l’ordine e pagare». Così, qualche giorno dopo, un collaboratore del presidente della cooperativa si occupò personalmente di caricare il parquet su un furgone e raggiunse all’uscita dell’autostrada di Pescara ovest-Chieti il professor Di Giannantonio. Questi era lì ad attenderlo, si presentò, salì a bordo del furgone e lo guidò fino a destinazione. Giunti nei pressi dell’abitazione, il materiale venne scaricato con l’aiuto di operai impegnati nei lavori di ristrutturazione.
L’ALTRA INCHIESTA
Le fiamme gialle hanno eseguito contestualmente un ulteriore decreto di sequestro preventivo, per la somma di 24mila euro, a carico esclusivamente di Di Giannantonio, indagato per truffa nell’ambito di un distinto procedimento penale. Si ipotizza che lo psichiatra avrebbe «conseguito l’ingiusto profitto, con danno per la Asl, per aver falsamente attestato la partecipazione integrale a un corso di formazione finanziato dalla stessa azienda» mentre gli inquirenti sostengono che si sia presentato solo al primo incontro. Entrambe le inchieste si trovano ancora nella fase delle indagini preliminari: il primario e gli altri indagati, difesi dagli avvocati Marco Femminella, Vittorio Supino e Cristiano Sicari, avranno modo di respingere le accuse.