«Premi Covid, tagliati fuori 500 infermieri»

31 Ottobre 2020

Gli incentivi in busta paga, i sindacati Nursing Up e Nursind: bonus agli impiegati, in troppi beffati

CHIETI. «Amarezza e rabbia». Sono questi i sentimenti che provano i circa 500 operatori sanitari, infermieri, ostetriche, esclusi dagli incentivi Covid. I soldi, che in base a un accordo aziendale dovevano essere dati al personale che durante i mesi più bui della pandemia è rimasto in corsia con il rischio di ammalarsi, non sono stati concessi a tutti coloro che hanno lottato tra le corsie dei reparti. A denunciarlo sono i sindacati Nursing Up e Nursind. «Non abbiamo firmato l’accordo aziendale sui premi Covid perché taglia fuori 500 colleghi», spiegano Patrizia Bianchi, consigliere regionale Nursing Up, e Vincenzo Pace, segretario provinciale Nursind, «perché premia amministrativi e persone che hanno lavorato dentro gli uffici e non chi è rimasto a lavorare in trincea, nelle corsie, anche senza dispositivi di protezione. Sono esclusi infatti da questi incentivi che la Regione ha girato alla Asl (si tratta di 5 milioni di euro, ndr) molti reparti, servizi e aree territoriali degli ospedali periferici come Ortona, Lanciano e Vasto, dove durante l’emergenza si è lavorato nonostante la grave carenza di dispositivi di sicurezza. Carenze che ci hanno portato a presentare diversi esposti alla Procura della Repubblica». Per i sindacati grazie agli esposti e alle donazioni sono arrivate le protezioni e si è riusciti anche a fare i tamponi al personale, mettendo così in sicurezza reparti anche in ospedali che non dovevano essere Covid, come il Renzetti di Lanciano, ma lo sono diventati visti il gran numero di operatori e pazienti contagiati dal virus.
«La divisione dei premi fatta dalla Asl disattende i decreti e anche l’accordo regionale», riprendono i sindacalisti, «lasciando fuori dai premi in particolare di fascia B (che prevede 20 euro in più per ogni giorno di lavoro fatto in emergenza), circa 500 lavoratori del personale sanitario, dimenticando strutture importanti come gli hospice, di Torrevecchia teatina e Lanciano, i cui operatori hanno fatto salti pindarici per proteggere i loro fragili ospiti, mentre si attribuiscono soldi a molti amministrativi e personale che ha operato in quel periodo all’interno degli uffici. Ci dissociamo totalmente da un accordo ritenuto pessimo perché non rispecchia assolutamente le aspettative di coloro che erano stati definiti eroi, ovvero i professionisti sanitari, veri protagonisti nella salvaguardia della vita di ogni cittadino e sono invece diventati invisibili». (cr.ch.)