Prendono soldi ma non possono lavorare Proteste per i beneficiari dei sussidi

6 Ottobre 2019

Poco personale nei Comuni e gli aiuti promessi non arrivano. Parte della provincia teatina la protesta per il mancato funzionamento della legge sul reddito di cittadinanza che, oltre alla percezione...

Poco personale nei Comuni e gli aiuti promessi non arrivano. Parte della provincia teatina la protesta per il mancato funzionamento della legge sul reddito di cittadinanza che, oltre alla percezione del sussidio da parte dei beneficiari, prometteva anche lavori nei Comuni di appartenenza. Da Guardiagrele, Ari, Orsogna, Miglianico e Tollo si leva lo stesso appello: fate funzionare la norma. È la richiesta dei sindaci dei cinque comuni, nell’ordine Simone Dal Pozzo, Marcello Salerno, Ernesto Salerni, Fabio Adezio e Angelo Radica. «Il problema è che i beneficiari del sussidio hanno già iniziato a percepire il soldi, ma non possono ancora lavorare nei Comuni», spiega Adezio. «Ci dicono», aggiunge Dal Pozzo, «che gli assegnatari del reddito non sono stati ancora profilati dai cosiddetti navigator e quindi non possono ancora essere destinati ai Comuni». «Soffriamo di una grave carenza di personale», dice Salerno, «facciamo salti mortali per garantire i servizi essenziali per i nostri cittadini ma, nello stesso tempo, ci sono persone che percepiscono il reddito, che magari vorrebbero rendersi utili, e non possono. Delle due l’una: o si consente subito ai Comuni di “chiamare” i beneficiari del reddito di cittadinanza per lavori di pubblica utilità oppure si cambi questa misura che evidentemente non sta funzionando come doveva». Salerni propone invece di portare la protesta direttamente all’Aquila oppure anche a Roma, organizzando pullman di sindaci dalla provincia.