Presentato l’ospedale del futuro: «Ma per i fondi serve il progetto»

Previsti la messa in sicurezza, il potenziamento dei blocchi operatori e una nuova palazzina di 7 piani La Regione avverte la direzione Asl: «Ci sono carenze che vanno risolte». Caputi: «Facciamo squadra»
CHIETI . La messa in sicurezza dell’ospedale, a partire dalle ale a rischio sismico, il potenziamento dei blocchi operatori, la nuova palazzina che ospiterà il polo tecnologico-diagnostico di laboratorio e il polo di radioterapia. L’ospedale del futuro passa per questi interventi che ieri Asl, Regione e università d’Annunzio hanno presentato nell’auditorium del rettorato, illustrando un intervento che complessivamente si attesta sui 100 milioni. Metà delle risorse sarebbero già pronte: si tratta dei 49 milioni che arrivano da fondi governativi per la sanità, poi ci sono altri 25 milioni da attingere dal Pnrr e altri fondi da poter attrarre sia dal Pnrr che da altri canali.
IL RICHIAMO DI D’AMARIO
Questi fondi potranno essere disponibili a patto che la Asl presenti alla Regione un progetto complessivo, cosa che l’azienda sanitaria non ha ancora fatto. Il direttore del dipartimento Sanità della Regione Claudio D’Amario ha sottolineato al direttore generale della Asl, Thomas Schael, le mancanze sul piano della progettazione e le «carenze organizzative e di governo clinico della Asl». L’assessore Nicoletta Verì ha cercato di glissare sul problema della progettazione, dicendo che molti progetti erano già pronti, ma ha dovuto rilanciare alcune importanti richieste alla direzione Asl arrivate dai primari che, a loro volta, avevano lanciato prima dell’incontro un vero e proprio grido d’allarme. A mediare tra le diverse esigenze, in particolare tra direzione Asl e primari, ci ha pensato il rettore Sergio Caputi. «Non si arriva ad alcun risultato», ha ammonito il rettore, «se non si fa gioco di squadra tra Asl e Regione». Il rettore si era già posto in passato come punto di raccordo tra le istanze dei primari e quelle del vertice Asl.
L’OSPEDALE DEL FUTURO
Si parte dai 49 milioni messi a disposizione dalla Regione grazie ai fondi della finanziaria per l’edilizia, a cui vanno aggiunte altre due tranche di finanziamento per complessivi 25 milioni di euro del Pnrr che verranno utilizzati per le grandi attrezzature (Tac, Pet, risonanza magnetica), a cui potrebbero aggiungersi ancora altri fondi. Messi tutto insieme, ne uscirà un ospedale completamente rinnovato. Con una nuova palazzina, il corpo P, con la realizzazione di un bunker, il riammodernamento delle sale operatorie, il consolidamento dei corpi a rischio sismico e il completamento della cosiddetta sala ibrida nel corpo M. Per quanto riguarda la nuova palazzina, l’edificio sarà di sette piani, dove verranno collocati i reparti di Anatomia patologica, Laboratorio analisi, Radiologia e Medicina nucleare. La realizzazione del nuovo bunker permetterà di acquistare e posizionare due risonanze magnetiche nucleari oltre alla Tac Pet che andrà finalmente a sostituire quella esistente, presa in affitto e messa su un camion all’esterno del presidio. Peccato che il responsabile di Medicina nucleare, Gianluigi Martino, abbia già un progetto pronto per installare una Pet fissa nel suo reparto. La Asl continua a dire che non ci sono gli standard per fare questa operazione e che bisogna attendere la realizzazione della nuova palazzina.
IL COMITATO DEI PRIMARI
Prima dell’incontro con la stampa, i vertici di Asl e Regione hanno incontrato i primari. C’erano tutti, da Felice Mucilli di Chirurgia a Leonardo Mastropasqua della Clinica oftalmologica, poi ancora Francesco Cipollone della Clinica medica, Jacopo Vecchiet di Malattie infettive, Umberto Benedetto della Cardiochirurgia, Luigi Schips dell’Urologia, Francesco Chiarelli della Pediatria, lo stesso Martino della Medicina nucleare, per citarne solo alcuni. E tutti hanno fatto le proprie accorate richieste. Una riunione “agitata”, che si è poi calmata all’arrivo della stampa. Ma un po’ di agitazione è rimasta nelle parole dell’assessore Verì, che ha chiesto a Schael di prendere atto di alcune esigenze arrivate proprio dai primari: «Va bene lo sforzo per la grandi apparecchiature, ma non ci sono solo quelle», ha detto l’assessore al direttore Asl, invitandolo a rivedere alcune previsioni.
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