Presi a pugni per la maglia del Pescara

Due ventunenni di Cugnoli e Pietranico picchiati in un bar di via Colonnetta: è caccia agli autori della spedizione punitiva
CHIETI. Sono stati presi a pugni nel cuore di Chieti Scalo perché uno di loro indossava una maglietta del Pescara calcio. È un episodio di violenza urbana non nuovo alle cronache cittadine quello che è avvenuto sabato sera in via Colonnetta, a poca distanza dalla stazione ferroviaria: un gruppo di giovani – appartenenti alla tifoseria del Chieti, in base alle prime testimonianze – si è scagliato contro due ventunenni residenti rispettivamente a Cugnoli e Pietranico. Per evitare che la situazione degenerasse ulteriormente, è stato necessario l’intervento delle forze di polizia impegnate nel servizio di ordine pubblico predisposto dalla questura per combattere le pericolose storture della movida.
LA RICOSTRUZIONE
L’allarme, al bar Cipriani, è scattato dopo le 23. A richiedere l’intervento delle forze dell’ordine è stato un ragazzo della provincia di Pescara che stava trascorrendo la serata nel locale. Ma, a un certo punto, è partita la spedizione punitiva nei confronti di due suoi amici, colpiti rispettivamente in pieno volto e a una spalla. Il movente? Uno di loro era colpevole di essere uscito di casa con la maglia della sua squadra del cuore. Sul posto sono arrivate due pattuglie della polizia e una dei carabinieri. Ma i violenti si erano già allontanati: ora sono in corso le indagini per identificarli.
RAFFICA DI AGGRESSIONI
Le conseguenze fisiche per le vittime non sono state gravi, ma è un episodio tutt’altro che da sottovalutare, perché è solo l’ultimo di una lunga serie di aggressioni riconducibili a questioni calcistiche e, più in generale, di campanile. Lo scorso maggio, tanto per fare un esempio, tre ragazzi poco più che ventenni sono stati pestati e minacciati con i coltelli in via Vasto (una traversa di via Colonnetta) «perché riconosciuti come pescaresi e, in quanto tali, “indesiderati”», ha certificato il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Chieti, Luca De Ninis, nell’ordinanza con cui ha disposto nei confronti dei tre aggressori l’obbligo di dimora con il divieto di uscire di casa dalle otto di sera alle sette di mattina. Gli indagati consideravano la zona della movida di Chieti Scalo «come territorio in cui esercitare la propria dominanza», ha scritto sempre il giudice, «stabilendo quali giovani possono accedervi e quali no, e impedendo le loro determinazioni con minacce e violenza fisica, anche armata». La rivalità campanilistica ha innescato anche la maxi rissa del giorno di Ferragosto in uno stabilimento balneare di Francavilla, dove un giovane ha preso il microfono del dj per gridare “Chieti m...”, scatenando un putiferio tra calci, pugni e colpi di sedia.
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