Preso boss della Magliana: un furto compiuto a Chieti lo incastra dopo 15 anni

9 Febbraio 2024

Il romano Guglielmo Sinibaldi finisce in carcere su ordine della procura teatina Nel ’92 i suoi racconti finirono al centro dell’inchiesta-bis sulla strage di Bologna

CHIETI. Lo ha tradito un furto compiuto a Chieti nell’estate del 2009. Guglielmo Sinibaldi, 65 anni, ex boss della banda della Magliana, solo formalmente residente ad Avezzano, è stato catturato a Roma dopo circa un decennio in cui è riuscito a rendersi irreperibile. La guardia di finanza di Colleferro gli ha notificato l’ordine di carcerazione emesso dalla procura teatina nel 2021, a seguito di due sentenze di condanna diventate definitive per un totale di due anni, quattro mesi e 27 giorni di reclusione: la prima – costatagli una pena di 9 mesi – è legata al furto di cui sopra, mentre la seconda è riferita a episodi di truffa, ricettazione e insolvenza fraudolenta avvenuti in Veneto.
LA CATTURA
Le fiamme gialle hanno individuato Sinibaldi nell’ambito delle indagini delegate dalla procura di Velletri su una presunta evasione fiscale, che vedono coinvolta una società di Valmontone, operante nel commercio di materiale edile, di cui era ritenuto il dominus che muoveva le fila degli affari. Dovendo eseguire una perquisizione domiciliare, i militari hanno appurato che nei suoi confronti era stato emesso il provvedimento giudiziario, rimasto finora ineseguito, in quanto irreperibile nel luogo di residenza. Gli approfondimenti hanno consentito di scovare l’appartamento del quartiere Magliana in cui Sinibaldi viveva. Subito dopo, il pregiudicato è stato rinchiuso nel carcere di Rebibbia.
CHI è
Sinibaldi è stato un nome di spicco della malavita romana, tanto da essere considerato uno degli uomini più importanti della banda della Magliana. Insieme a Maurizio Abbatino, “il freddo” di Romanzo criminale, è stato tra i pentiti che hanno permesso il parziale smantellamento della banda grazie all’operazione Colosseo del 1992. Il suo nome ricorre in tutte le principali inchieste che hanno riguardato la feroce organizzazione: dalla strage alla stazione di Bologna alle rapine più sanguinose.
la strage di bologna
«Sì, il 2 agosto 1980 ero in stazione. Avevo l’incarico di controllare il commando che metteva la bomba e di aiutare a fuggire il neofascista Gilberto Cavallini. Sapevo che “ci sarebbe scappato il morto”, anche se non immaginavo una strage di quelle dimensioni. Un uomo dei Servizi segreti mi disse che dopo Ustica adesso toccava a noi». Nel 1992 questo racconto di Sinibaldi, con frequentazioni e amicizie negli ambienti del neofascismo, fu al centro di un mistero. Le sue parole, che alla fine si rivelarono false, erano finite sul tavolo del giudice dell’inchiesta-bis sull’attentato alla stazione di Bologna e avevano tenuto impegnato per settimane l’Antiterrorismo. Un chiaro depistaggio messo in piedi da chi non voleva che si scoprisse la verità sulla strage. Sempre in quegli anni Sinibaldi scrisse alcuni manoscritti in cui svelava il ruolo di cassiere dell’organizzazione criminale di Enrico Nicoletti. Vennero poi utilizzati al maxiprocesso contro la banda della Magliana. Secondo Sinibaldi, alla morte di Renatino De Pedis (“il dandy” di Romanzo criminale), l’intero tesoro della banda era finito sotto la gestione e l’amministrazione proprio di Nicoletti.
IL GIALLO
Sinibaldi tornò poi a far parlare di sé pochi anni dopo. Nel 1996 finì infatti al centro di un giallo che si dipanò per mezzo mondo, con indagini condotte anche dall’americana Dea e che condussero fino a Noriega, l’ex dittatore panamense poi arrestato e condannato a Miami. Tutto cominciò con tre rapine tra Firenze e Milano negli anni Ottanta. Sinibaldi, già condannato per vari reati, si presentò agli inquirenti chiedendo protezione perché, a suo dire, esponenti della banda della Magliana lo stavano minacciando. Sostenne che a rubare i gioielli era stata proprio l’organizzazione criminale, e tornò a fare il nome di Enrico Nicoletti. Disse anche che una parte del bottino era stata affidata a lui. Per dimostrarlo, tirò fuori un ippocampo con l’occhio di rubino, rapinato nel negozio Buccellati di Firenze. Ma Sinibaldi venne denunciato e condannato per ricettazione. Per anni, l’ex boss sparisce nel nulla. Fino alla cattura di pochi giorni fa.
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