Preso con i soldi nei calzini Il gigolò va ai domiciliari

1 Febbraio 2018

L’indagine sul ricatto sessuale a un 65enne di Bucchianico: il giovane lascia il carcere Il racconto al giudice: «Mi offrivo per 30 euro ma lui non pagava, sono io la vittima»

CHIETI. Preso con i soldi infilati nei calzini. Così, in piazza San Giustino, è stato arrestato il gigolò di origine macedone ma residente a Chieti Dejvid Gasi, 28 anni. Il giovane è accusato di estorsione nei confronti di un 65enne di Bucchianico per un presunto ricatto sessuale: se l’uomo non gli avesse dato 1.500 euro, lui avrebbe messo in giro la voce – considerata falsa dai carabinieri – di aver avuto rapporti sessuali con lui. Interrogato dal gip Luca De Ninis, il macedone ha parlato e ha raccontato la sua verità e cioè una storia di prestazioni sessuali a pagamento tra omosessuali. Un racconto che, per il giudice, è «inverosimile» ma che è bastato a fargli ottenere gli arresti domiciliari anziché la detenzione nel carcere di Madonna del Freddo.
Il gigolò è stato arrestato lunedì scorso alle 15 durante un’operazione-trappola tesa dai carabinieri di Bucchianico e dai carabinieri del Nucleo operativo e radiomobile di Chieti: quando il macedone ha preso i soldi dalla vittima, sono entrati in azione gli uomini delle forze dell’ordine. E aver nascosto quei soldi nei calzini, per il giudice, dimostrerebbe «la consapevolezza dell’illiceità della pretesa».
Secondo l’accusa, per un anno, il 65enne ha resistito alle continue minacce di Gasi: «Puoi avvisare chi vuoi: i carabinieri, la finanza. Io non ho niente da perdere, sono uno zingaro. Lo faccio mettere su tutti i giornali», così recita uno dei messaggi mostrati ai carabinieri di Bucchianico, diretti dal luogotenente Pietro Mangiapia. La vittima si è convinta a denunciare i ricatti quando Gasi ha chiesto soldi anche alla sorella: «Tuo fratello è gay, convincilo a darmi i soldi», così un tale Dario di Bari le avrebbe detto al telefono.
Ma, nell’interrogatorio, Gasi, difeso dall’avvocato Vincenzo Paglia del foro di Foggia, ha raccontato che, all’inizio, lui si sarebbe limitato ad accompagnare il suo amico al lavoro a Chieti dietro il pagamento di 20 euro «per ciascuna corsa». Poi, ha detto che avrebbe iniziato «ad accondiscendere alle sue richieste di prestazioni omosessuali consumate sempre nella sua auto con la promessa di successivi pagamenti mai eseguiti». Al giudice, il macedone ha raccontato che il prezzo pattuito per una prestazione sessuale sarebbe stato di «30 euro» e di «aver calcolato un credito di almeno 480 euro, il cui pagamento mi avrebbe accontentato anche se le prestazioni rese erano in realtà più numerose». Inoltre, Gasi ha riferito che in questa storia lui stesso è una vittima: «Oltre a non pagare le prestazioni già rese», l’ex amico avrebbe «iniziato a pretendere nuove prestazioni gratuite dietro la minaccia di rivelare alla sua famiglia l’esistenza del loro rapporto omosessuale». E questo è al centro di una denuncia presentata a Foggia. Ma, per De Ninis, il racconto del gigolò è di «scarsa credibilità» proprio per le cifre: se Gasi avesse chiesto 20 euro per il trasporto al lavoro, come avrebbe potuto accontentarsi di 30 euro per i rapporti sessuali? E perché avrebbe dovuto continuare a offrire «prestazioni mercenarie» senza essere stato pagato per quelle precedenti? Poi, per il gip, su Gasi pende anche un altro procedimento penale simile: i ricatti per i soldi, osserva De Ninis, potrebbero essere «una sorta di ordinaria modalità di acquisizione del reddito».