Preso il rapinatore del benzinaio: lo incastrano quattro telefonate

19 Dicembre 2021

La polizia scopre l’autore del colpo al distributore Sozio, il giudice: «Ha un’elevata capacità criminale» Pochi giorni fa era già finito in carcere il complice che guidava l’auto usata per la fuga e poi demolita

CHIETI. L’ultimo indizio, quello che l’ha inguaiato, è arrivato dai tabulati telefonici: quattro chiamate in appena sette minuti, immediatamente prima e dopo la rapina al distributore di carburante Sozio, con il complice che lo attendeva in auto. Il pennese Sergio Marautti, pregiudicato di 47 anni, è stato arrestato due giorni fa dalla squadra mobile di Chieti ed è finito in carcere perché ritenuto l’autore materiale del colpo avvenuto allo Scalo, in viale Unità d’Italia, lo scorso 16 novembre. Il “palo”, il pescarese Pietro Borrelli, 38 anni, era già finito dietro alle sbarre due settimane fa. I poliziotti della sezione reati contro il patrimonio, coordinati dal vice questore aggiunto Miriam D’Anastasio, hanno risolto il caso in tempi record, individuando entrambi i responsabili di un episodio che aveva creato un certo allarme in città, al di là del bottino, ovvero quasi 4mila euro. Perché Marautti – mostrando una sorta di «assuefazione ai delitti predatori», sintetizza il giudice Luca De Ninis accogliendo le richieste del sostituto procuratore Giancarlo Ciani – non si è fatto alcuno scrupolo a terrorizzare il benzinaio puntandogli alla gola un manganello estensibile e acuminato in pieno giorno, quando il traffico era ancora sostenuto e nell’area di servizio sarebbe potuto passare chiunque.
IL RAID
Sono le 16.35 di trentadue giorni fa quando un uomo, dell’apparente età di circa 50 anni, alto un metro e 70, si avvicina al benzinaio con un pretesto: «Ha dell’olio motore da vendere?», gli domanda. Dopo aver ricevuto una risposta negativa, mentre il dipendente del distributore si appresta ad aprire il tombino della cisterna del gasolio, il malvivente estrae un oggetto metallico dal giubbotto e gli intima di consegnargli il borsello con il denaro, per poi riuscire a sfilarglielo da una tasca e a dileguarsi, correndo in direzione Chieti Scalo. La vittima riesce a seguirlo per un breve tratto, poi si ferma e telefona al 113.
L’INCHIESTA
Le indagini degli investigatori della terza sezione partono la sera stessa. La visione delle immagini del sistema di videosorveglianza del distributore permette di ricostruire l’episodio nel dettaglio. L’esame più approfondito dei fotogrammi, comprensivo delle aree limitrofe, consente di capire che l’autore materiale della rapina è arrivato accompagnato da un complice, rimasto ad attenderlo a bordo di una Volkswagen Polo, prima per controllare l’esecuzione del raid e poi per caricare nuovamente il complice sull’auto, dopo l’iniziale fuga a piedi, a distanza dal distributore. Il primo a finire in trappola è Borrelli. Anche se la macchina utilizzata dai banditi, all’indomani del colpo, era stata demolita. Ma le indagini non si fermano. Dai tabulati telefonici emergono i contatti tra il “palo” e Marautti, già in passato finito nei guai per furto, ricettazione, truffa, evasione dagli arresti domiciliari, minacce, reati stradali, e più volte al centro della cronaca. Come quando, nell’ottobre del 2013, si presentò nella chiesa dei Padri Oblati, in via Vespucci a Pescara, armato di piccone, torcia e cacciavite per rubare le offerte. La corporatura del 47enne di Penne corrisponde a quella dell’autore della rapina a Sozio, ripreso dalle telecamere, e il colore dei suoi occhi è lo stesso descritto dalla vittima. L’ulteriore collegamento tra i due indagati è che, per quattro volte, sono stati rinchiusi nello stesso periodo nel carcere di Pescara. Per il giudice De Ninis, dunque, sussistono «gravi indizi di colpevolezza».
L’ORDINANZA
«La personalità negativa dell’indagato», è scritto ancora nell’ordinanza di custodia cautelare, «risulta particolarmente connotata dai numerosi precedenti penali per reati contro il patrimonio e anche di altra natura, nel complesso espressivi di un’elevata capacità criminale e di un’indole del tutto indifferente al rispetto delle prescrizioni». Tradotto: l’unico modo per evitare che torni a colpire, secondo il giudice, è mandarlo in galera. Le manette scattano due mattine fa.
L’ARRESTO
Quando gli agenti lo fermano in strada per notificargli il provvedimento, lui reagisce male: inizia a scalciare e sgomitare, poi si scaraventa contro l’auto della polizia. La sfuriata che vede protagonista Marautti prima di entrare nel carcere di Vasto gli vale un’altra denuncia, stavolta per resistenza e danneggiamento, due reati che ancora mancavano al suo curriculum criminale.
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