Prestiti con interessi del 4mila%: chiesto il processo per 3 arrestate

27 Novembre 2022

Due imputate sono ancora ai domiciliari dallo scorso 20 settembre mentre un’altra è tornata in libertà Il dramma di una imprenditrice che ha denunciato tutto in seguito al forte stress fisico e psicologico 

LANCIANO. A due mesi dagli arresti, arriva la richiesta di rinvio a giudizio per le tre presunte usuraie. La Procura frentana ha chiuso le indagini sui presunti prestiti a strozzo ai danni di una giovane imprenditrice di Lanciano vessata, in base alle accuse, da tre donne contemporaneamente. Il pubblico ministero Francesco Carusi ha depositato la richiesta di processo per Carmela Gargano, 40 anni; Laura Ciarelli, 37, e Clelia Malvone, 30. Il gup del tribunale di Lanciano ha fissato l'udienza preliminare al 20 febbraio 2023. Gargano, difesa dall'avvocato Massimiliano Baccalà, e Malvone, assistita dagli avvocati Paolo Sisti e Massimo Biscardi, sono ancora agli arresti domiciliari, scattati il 20 settembre scorso, mentre Ciarelli, difesa dall'avvocato Giuseppe Pantaleone, è tornata in libertà. Le tre imputate hanno in comune l'accusa per il reato di usura.
Un incubo iniziato, secondo l'inchiesta, nel giugno 2021 per la giovane mamma e continuato fino a quando, in seguito al forte stress fisico e psicologico, non ha deciso di denunciare tutto alla polizia. Gargano, a cui la vittima si è rivolta in quanto sua conoscente, avrebbe preteso da lei interessi usurari per la restituzione di un prestito iniziale di 900 euro: rate di 300 euro per arrivare a una cifra finale di duemila euro. Ma l'indagine ricostruisce una escalation di pretese usurarie e nuove pattuizioni sullo stesso debito, che portano alla fine alla cifra di quasi 21mila euro consegnati dalla presunta vittima, con un tasso usurario “monstre” del 4mila% (secondo i calcoli della guardia di finanza). Per fronteggiare le continue richieste, la donna sarebbe finita nella rete delle altre due imputate. Ciarelli le avrebbe prestato 10mila euro, regali della comunione del figlio (somma incassata direttamente da Gargano), chiedendo la restituzione del debito in 27 rate da 600 euro, di cui solo tre pagate (1.800 euro). L'imprenditrice si è rivolta, infine, a Malvone per un prestito di 1.400 euro (e per un altro da 3mila euro risalente al 2017), da restituire a tassi usurari del 131%.
Caduta l'accusa di estorsione per Ciarelli e Gargano, a quest'ultima vengono però contestate le minacce aggravate: avrebbe prospettato ritorsioni da parte di fantomatici usurai della malavita napoletana - «Quella è gente che...si prendono anche i bambini dentro alla culla» - se l'imprenditrice non avesse pagato le rate pattuite. Resta in piedi anche l'accusa di tentata estorsione per Malvone, per le minacce volte alla restituzione del prestito usuraio; alla 30enne viene contestata, infine, anche la detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti per alcune cessioni di droga a consumatori abituali.
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