Prestito da 14,5 milioni oggi scontro in consiglio

Arriva in aula l’operazione dell’ex sindaco Di Primio per pagare i debiti La maggioranza: costretti a ratificare quell’atto, ma è una zavorra per la città
CHIETI. Arriva in consiglio comunale, convocato dalle 9.30 di oggi in videoconferenza, il prestito da 14,5 milioni di euro contratto dall’ex amministrazione Di Primio per coprire i debiti del Comune. Un’operazione licenziata il 18 settembre scorso, con una delibera di giunta (la numero 927) approvata due giorni prima delle elezioni comunali. Oggi il sindaco Diego Ferrara e i suoi consiglieri di maggioranza sono chiamati a ratificare il prestito con la Cassa depositi e prestiti: «Noi non abbiamo altra scelta», dicono i consiglieri di maggioranza del Pd, Chi ama Chieti, Chieti c’è, Chieti per Chieti, M5S, La sinistra con Diego e Lista Ferrara Sindaco. È un voto a mani legate perché il contratto per il prestito è stato già firmato e registrato dal 1° settembre. «Ci prepariamo a ratificare questo “regalo” perché non farlo», proseguono i consiglieri, «costringerebbe a ulteriori esposizioni debitorie e anche per voltare pagina e restituire a Chieti quello che chi ha amministrato fino a pochi mesi fa le ha tolto, affogandola in milioni di debiti». La presa di posizione della maggioranza non è firmata da Azione politica.
Con il contratto firmato e la delibera dell’ex sindaco Umberto Di Primio, il Comune si è impegnato a ripagare il prestito in rate da 614.991,10 euro l’anno dal 2022 fino al 31 ottobre del 2049. I 14,5 milioni servono per chiudere i conti con l’Aca per l’acqua mai pagata, con la Deco per la gestione dei rifiuti e con le due partecipate comunali, la Chieti Solidale e Teateservizi. «Sono società di cui ci stanno a cuore dipendenti e sorti», così dicono i consiglieri di maggioranza, «non ratificare significa non effettuare verso imprese e famiglie i pagamenti rimandati fino ad oggi, non onorati a causa delle scelte fatte negli ultimi anni di amministrazione».
Il prestito, di cui il Centro ha dato notizia in anteprima, è stato al centro della polemica durante la campagna elettorale nella fase del ballottaggio tra Ferrara e Fabrizio Di Stefano della Lega. E la polemica non è passata: oggi in aula si affrontano la maggioranza e chi, da assessore – l’ex vice sindaco Giuseppe Giampietro, Carla Di Biase e Mario Colantonio – ha votato quell’atto: «Una patata bollente anche politica, per chi sarebbe arrivato dopo in Comune, cotta a puntino per scrollarsi di dosso», accusa la maggioranza, «la responsabilità di una voragine che parte dal 2015 e arriva al 2019, come se non essere più classe dirigente cancellasse anni e anni di scelte sbagliate e cattiva amministrazione. Ma queste cifre sono solo parte del lascito degli ex ai teatini, un lascito di cui daremo conto alla città attivando una task force che ci aiuti a ricostruire l’intero quadro, capire come ci si è arrivati e agire di conseguenza in caso ci siano responsabilità».
La maggioranza è pronta a votare sì: «Oggi succederà ciò che è già accaduto con il rendiconto 2019, passato con i soli voti del “Patto per la Città” perché chi lo ha prodotto si è astenuto. Come in quel caso, ci assumeremo l’onere di ratificare un atto non nostro, in nome dell’impegno di risollevare la città e restituirle il respiro e la capacità di programmare che non ha più da anni. Ma ci rendiamo perfettamente conto che 14.500.854 euro di prestito non sono uno scherzo: significano circa 300 euro di debito a carico di ogni cittadino, neonati compresi, per il prossimo trentennio. Un conto che forse chi ha firmato quell’atto non ha fatto, ipotecando a Chieti la possibilità di crescere e di costruirsi un futuro migliore».

