Prigioniera in casa senza l’ascensore

23 Luglio 2017

Inquilina costretta a letto al secondo piano di una palazzina Ater Esce solo con l’aiuto della Croce Rossa. Chiesto l’intervento al Comune 

CHIETI. Prigioniera in casa. Senza ascensore, al secondo piano di una palazzina Ater, costretta a muoversi su sedia a rotelle, Anna Maria Torello, 49 anni, può uscire solo grazie all’intervento della Croce Rossa.
Un calvario dentro il calvario, il suo: viveva una vita tranquilla e felice sino a quando non ha scoperto la terribile malattia che l’aveva colpita. Si chiama atassia cerebellare, una grave e rara patologia neurovegetativa per la quale la scienza non ha trovato ancora alcuna cura. Con l’aggravarsi della malattia, la signora si è ritrovata rinchiusa nell’appartamento al secondo piano delle case popolari di via Quarantotti, affidata solo alle cure sollecite dell’anziana madre e del fratello Stefano Torello. È lui che ha chiamato alla redazione del Centro per chiedere aiuto: «Vorremmo semplicemente un ascensore», dice, «non solo per far uscire mia sorella e portarla a fare una passeggiata in sedia a rotelle alla villa comunale, ma soprattutto perché, se dovesse accadere un’emergenza, c’è bisogno di una via di fuga per lei e la sua sedia a rotelle».
La madre, Rita Liberatore, precisa che non hanno intenzione di chiedere nulla all’Ater, «che anzi dobbiamo ringraziare», spiega, «perché ci ha permesso di vivere in questa casa da 45 anni con un affitto basso, ma, a questo punto, pensiamo che possa essere il Comune a fare uno sforzo in più per risolvere questa situazione». Madre e figlio spiegano che qualche anno fa si era parlato di realizzare un ascensore nel condominio e che loro si erano detti subito d’accordo anche dovendo sborsare una certa cifra. Solo che, alla fine, quasi tutti gli inquilini si sono tirati indietro e la cifra che toccava tirare fuori era diventata troppo alta per loro. «Per curare mia figlia», ha continuato la donna, «spendiamo già molti soldi. La sua è una malattia rara per cui non c’è una vera e propria cura, anche se si possono comunque alleviarne i sintomi. Prima di capire cosa avesse siamo andati in giro per tutta Italia. Abbiamo visitato tutti gli ospedali più famosi. Anche se il primo a diagnosticare questo male è stato un medico dell’ospedale di Chieti, il professor Marco Onofri, che ringrazio ancora».
«Mia sorella passa le sue giornate a letto», continua il fratello, «il Comune ci viene incontro con una minima assistenza: sei ore a settimane. Davvero troppo poco. Potrebbe rimediare a questa mancanza se ci aiutasse in qualche modo con un contributo per realizzare un ascensore».
L’avvocato di famiglia ha già scritto diverse lettere indirizzate sia all’Ater che all’amministrazione comunale, facendo presente il problema della necessità di avere e a disposizione un ascensore. Ma al momento non sono arrivate risposte.
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