Primi 100 giorni della nuova giunta «Scelte azzeccate». «È tutto fermo»

Il sindaco: rifarei le scelte che ho fatto finora. Il vice Ranieri: abbiamo gestito tante emergenze Marongiu (Pd): non c’è entusiasmo, solo le indennità aumentate. Bendotti: apparenza e slogan
LANCIANO. «Rifarei tutte le scelte che ho fatto». Il sindaco Filippo Paolini racchiude in una frase, lapidaria come è nel suo stile, i suoi primi cento giorni di governo amministrativo alla guida di una coalizione di centrodestra che si è ricompattata in extremis ritrovando forze, voti e convinzione solo grazie a lui. Non è tuttavia la vera prima volta per Paolini allo scranno più alto di Palazzo di città. Questi bilanci, a tre mesi dalle elezioni che lo hanno decretato vincitore, al ballottaggio, contro il rappresentante del centrosinistra, Leo Marongiu, li ha già fatti in due mandati, nel 2001 e nel 2006. C'erano, ancora per poco, le Torri gemelle e in Italia c'era un politico, Romano Prodi, e non un tecnico, alla guida del governo. Non c'erano il Covid e non si poteva nemmeno ipotizzare una crisi sanitaria ed economica senza precedenti per il pianeta. A Lanciano si discuteva di piano regolatore, di un parcheggio multipiano futuristico in piazza D'Amico e l'ospedale Renzetti aveva ancora la direzione sanitaria e tutti i reparti. In dieci anni che separano Paolini dal governo amministrativo è cambiato, letteralmente, il mondo.
Non l'entusiasmo», assicura Paolini, «sono stati mesi di duro lavoro da parte di tutta la squadra. Siamo subito partiti ad occuparci delle emergenze, senza risparmiarci e sono pienamente soddisfatto del lavoro svolto». Non la pensa così la minoranza. «Cento giorni senza entusiasmo, senza protagonismo e con la macchia dell'aumento delle indennità», sintetizza Marongiu (Pd), «100 giorni sono pochi per poter dare un giudizio su un'azione amministrativa che ha bisogno di tempo, ma sono abbastanza per cogliere i primi segnali che arrivano da una città che si sarebbe aspettata almeno un po' di energia da chi aveva promesso grandi soluzioni per commercio, aumento demografico e viabilità e che invece per ora si è solo aumentato l'indennità. Il sindaco Paolini pare vivere questo terzo mandato con molta rassegnazione e poco protagonismo anche su grandi temi che invece imporrebbero una presenza attiva come tribunale, ospedale e questione occupazionale in Val di Sangro ed anche una certa pigrizia comunicativa sulla questione del Covid che ha avuto numeri record in questa fase in Italia e che merita un'attenzione straordinaria».
«In questi mesi penso che siano stati caratterizzati da molta apparenza, slogan e populismo e poca sostanza», considera Dora Bendotti, capogruppo di “Lanciano in comune”, «ho percepito solo un senso di immobilismo amministrativo. Ho vissuto e visto solo ciò che la precedente amministrazione ha lasciato in eredità. Ad esempio le colonnine per la ricarica delle auto elettriche su cui l'ex assessore Davide Caporale aveva molto lavorato, il rifacimento del Monumento ai caduti, per non parlare delle progettazioni per il sociale. Il fatto stesso che fino ad oggi si siano convocati solo due consigli comunali fa capire che non ci sono atti amministrativi da sottoporre alla cittadinanza. Non voglio fare polemica a prescindere, ma oggettivamente ad oggi non ho potuto neanche cominciare a fare opposizione».
«Ci siamo trovati a gestire da subito urgenze amministrative come l’assenza di una stagione teatrale e di un cartellone natalizio, enormi difficoltà impiantistiche sullo sport e mancanza di personale, oltre al Covid e ad un rincaro enorme, che mi preoccupa particolarmente, sulle bollette che si riverbererà sulla spesa corrente», considera il vicesindaco e assessore al bilancio, Danilo Ranieri, «questi mesi sono servizi per tamponare l'emergenza e prendere le misure. Ma abbiamo reagito subito e bene. E già da oggi è iniziata la fase della programmazione».
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