Principessa Marouca, i resti e il corredo adesso sono in salvo

Lo scheletro, gli amuleti e i vasi ritrovati a San Giustino saranno recuperati e trasferiti: gli archeologi in azione
CHIETI. Sono salvi i resti della Principessa Marouca e i 27 reperti del suo corredo tombale ritrovati durante gli scavi in piazza San Giustino. Al di sotto della piazza, per secoli e secoli, si è «miracolosamente» conservata una sepoltura di epoca ellenistica, tra il quarto e il terzo secolo avanti Cristo. Una tomba grande più del doppio rispetto alle normali sepolture di quel periodo: non è la tomba di una persona comune. Ora quei resti saranno custoditi e racconteranno spaccati della vita di Marouca, una donna minuta ma possente, amante degli amuleti e degli ornamenti in bronzo e ceramica: l’amministrazione Ferrara ha affidato all’esperta Giulia Toppan l’incarico di restauratrice «per tecniche di protezione dei resti in situ e per interventi di trasferimento nei laboratori della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio di Chieti e Pescara». Un incarico da 17mila euro secondo la determina firmata dalla segretaria generale Celestina Labbadia, dirigente ad interim del settore lavori pubblici causa assenza di personale in Comune.
Intanto, mentre mancano due giorni alla festa patronale che a causa dei lavori non sarà celebrata all’ombra della cattedrale, il cantiere va avanti: l’obiettivo del Comune, secondo l’ultima previsione del consigliere Vincenzo Ginefra, a capo della commissione lavori pubblici, è concludere gli interventi «entro luglio» ma non c’è certezza.
Al termine del recupero dei reperti, le analisi antropologiche saranno svolte da Luigi Capasso, il docente dell’ateneo d’Annunzio a capo del Museo universitario, lo stesso che ha studiato anche la mummia Otzi ritrovata tra i ghiacci del Trentino-Alto Adige a oltre tremila metri di altitudine: dal punto di vista storico, l’analisi affidata a Capasso e al suo staff rappresenta un passaggio decisivo perché grazie ai resti della Principessa Marouca – chiamata proprio così in onore alla popolazione dei Marrucini – e al suo corredo tombale, definito «ricco», saranno ricostruite le informazioni biologiche di un abitante di Chieti, appartenente al popolo Marrucino del quale, finora, si hanno soltanto informazioni di tipo culturale. Un’indagine sullo stile di vita, età, statura, cause della morte, fino alle datazioni assolute sui resti scheletrici e su tutti i materiali biologici presenti nella sepoltura.
Il ritrovamento della tomba della Principessa Marouca, tra la cattedrale, il tribunale e palazzo Mezzanotte, desta l’interesse degli archeologi italiani: «La tomba», recita un saggio sul sito www.preistoriainitalia.it, «tagliata nel banco geologico argilloso si è miracolosamente salvata dai vari interventi sull’area avvenuti durante i secoli effettuati per la costruzione delle cisterne, romana e ottocentesca, per la realizzazione di fosse granarie, di buche d’albero, di trincee delle canalizzazioni e dei sottoservizi, di fondazioni di strutture edilizie che interessano la zona orientale della piazza». Gli appassionati di storia antica spiegano così i dettagli della sepoltura: «La struttura funeraria risulta non comune per la forma quasi quadrangolare e per la dimensione doppia rispetto alle normali sepolture; la fossa contiene una donna piuttosto minuta nelle proporzioni ma robusta nell’ossatura e un ricchissimo corredo di vasi bronzei e ceramici; l’abbigliamento e il corpo dovevano essere decorati da fibule, elementi di bronzo, vaghi in pasta vitrea e amuleti. La donna è stata deposta in posizione supina, a destra gli oggetti del ricco corredo».

