Processione Cristo Morto candidatura per l’Unesco

La giunta Ferrara avvia l’iter per il riconoscimento mondiale: «Tradizione unica» Nel 2008 il primo tentativo, ma in 13 anni il progetto è stato abbandonato
CHIETI. È orgoglio e vanto di tutti i teatini. Adesso, la Processione del Cristo morto in programma il Venerdì Santo nei vicoli del centro storico potrebbe diventare patrimonio dell’Unesco. Secondo l’amministrazione Ferrara, «la Processione rappresenta un esempio universale di pietà popolare»: forse è la più antica d’Italia, un rito che ha resistito all’occupazione tedesca durante la Seconda guerra mondiale, alle grandi nevicate e, l’anno scorso, anche alla pandemia da coronavirus con il corteo solitario dell’arcivescovo Bruno Forte. «In ogni caso dal XVII secolo mai la tradizione è stata interrotta», così ricorda la delibera della giunta Ferrara che parla della processione come «un tratto identitario dell’intera comunità locale». Per questo, è stato avviato il percorso per la candidatura «nella lista del patrimonio culturale immateriale dell’umanità». Un «iter estremamente lungo e complesso», così avverte la stessa delibera che rappresenta soltanto «il primo passo».
Non è la prima volta che il Comune tenta di imboccare la strada che porta fino all’Unesco, l’organizzazione delle Nazioni unite per l’educazione, la scienza e la cultura: è successo anche nel 2008 ma, in 13 anni, nonostante un voto favorevole del consiglio comunale durante l’amministrazione di Francesco Ricci non è stato fatto quasi niente. Uno spot finora caduto nel vuoto: «Da approfondimenti eseguiti nell’attualità», dice la delibera della giunta Ferrara, «l’iter iniziato risulta ad oggi sospeso in attesa del vincolo antropologico da parte del Mibact». Lo ha confermato, con una lettera al Comune, Dario Marrocco, all’epoca presidente della commissione straordinaria per supportare la candidatura. Quindi, dice tra le righe la delibera, l’iter partito con l’amministrazione Ricci si è fermato durante i due mandati del centrodestra con il sindaco Umberto Di Primio alla guida del Comune. E adesso? La delibera annuncia che sarà nominata un’altra commissione «composta da storici ed esperti, con tutte le istituzioni, enti, organismi, associazioni e soggetti interessati tra cui in particolare l’Arciconfraternita del Sacro Monte dei Morti, l’università d’Annunzio, le Sovrintendenze, l’Archivio di Stato per il completamento della procedura per l’ottenimento del vincolo antropologico da parte del Mibact e per la redazione della documentazione necessaria per il riconoscimento della Processione a patrimonio immateriale dell’Unesco».
Chieti tenta la sua scalata culturale «per un incremento delle potenzialità turistiche» e si gioca la carta dell’«esperienza religiosa umana unica grazie al canto del Miserere, composto nel Settecento dal teatino maestro di cappella Saverio Selecchy. Il salmo 50 è eseguito da oltre 150 voci maschili accompagnate da altrettanti musici che suonano violini, flauti, viole, fagotti». Una tradizione che colpì i grandi della cultura: Gabriele d’Annunzio, studente del liceo classico Vico negli anni della giovinezza con la media dell’8,82, ne parlò come di «una fontana di lacrime»; il pittore Michetti, lo storico Mommsen, lo scrittore Sabatier e il musicista Tosti giudicarono il corteo degli incappucciati il più suggestivo del mondo. Una verità per i teatini di oggi che vedono anche nei simulacri della processione un orgoglio cittadino: «Nel tempo si è arricchita di una struggente statua della Madonna Addolorata e di sette trofei, sculture lignee realizzate alla metà dell’Ottocento dal teatino Del Ponte, rappresentanti i momenti salienti della Passione».

