Processo Pellegrini La difesa: è un caso di malasanità

28 Ottobre 2016

CHIETI “Se si ritiene configurabile il reato di coltivazione e detenzione di cannabis nei confronti di Fabrizio Pellegrini, con tutti i suoi elementi costitutivi, offensività compresa, a quel punto...

CHIETI “Se si ritiene configurabile il reato di coltivazione e detenzione di cannabis nei confronti di Fabrizio Pellegrini, con tutti i suoi elementi costitutivi, offensività compresa, a quel punto chiederemo di valutare la scriminante dell’esercizio di un diritto, che è quello di curarsi, secondo precise prescrizioni mediche”. È un passaggio della memoria che l’avvocato Vincenzo Di Nanna, che difende l’artista teatino ai domiciliari, ha depositato ieri nell’udienza presieduta dal giudice Isabella Allieri. “L’"affaire" Pellegrini”, dice Di Nanna, “ha assunto i connotati di una vera e propria “odissea sanitaria” e si può ben dire che l’imputato è vittima, soprattutto, della malasanità abruzzese. L’assunzione di medicinali a base di cannabis ha rappresentato l’unica terapia efficace per la cura della grave patologia da cui è affetto”. L’udienza di ieri ha visto anche il giuramento del perito scelto dal tribunale, il professor Rino Froldi, docente universitario a Macerata. A lui aveva pensato anche la difesa, che, a questo punto, ha rinunciato a un proprio consulente. (a.i.)