Procreazione assistita a Ortona Una paziente su 3 diventa mamma

Il centro del Bernabeo è l’unica struttura pubblica d’Abruzzo per le tecniche di fertilizzazione in vitro Oltre 400 donne in cura, 99 arrivano da fuori Abruzzo. Il primario Tiboni: «La Regione ci sostenga»
ORTONA. Classificato di terzo livello, è l’unico centro pubblico attivo in Abruzzo in cui vengono eseguite tecniche di fertilizzazione in vitro. Per volume di attività è il primo (sempre tra quelli pubblici) del centrosud Italia. Il centro di procreazione medicalmente assistita dell’ospedale di Ortona continua a rivelarsi una vera eccellenza del nostro Paese e anche nel 2017 i numeri che vanta sono vertiginosi. L’Unità operativa semplice dipartimentale diretta da Gian Mario Tiboni in quest’ultimo anno ha fatto registrare 502 prelievi di ovociti (pick-up ovocitario) ed in 400 pazienti è stato possibile trasferire embrioni in utero. Il numero di gravidanze rilevato è stato di 138, pari al 34,5%. Nello specifico, il tasso di gravidanza è stato del 47% nelle donne con meno di 34 anni, del 37% in quelle con età compresa tra i 35 ed i 39 anni, del 17,4% per le pazienti con età compresa tra i 40 ed i 43 anni, del 13,8% nelle pazienti con più di 43 anni.
Il centro, come già accennato in precedenza, ha una rilevanza che supera i confini regionali tanto che in questo 2017 sono state 99 le coppie afferite da altre zone d’Italia: ad Ortona si sono presentate donne provenienti da Sicilia, Puglia, Molise, Marche, Campania e Lazio. Da appena qualche anno, inoltre, si svolge un servizio relativo all’oncofertilità.
Attraverso di esso le donne affette da patologie neoplastiche alle prese con la chemioterapia, hanno la possibilità di preservare gli ovociti. Questi ultimi vengono quindi prelevati prima di iniziare la chemioterapia, potenzialmente tossica per l’ovaio, e crioconservati. Attraverso questa tecnica si lascia la possibilità alla paziente malata, una volta sconfitto il tumore, di avere un figlio.
«Sette pazienti affette da patologie neoplastiche hanno crioconservato i loro ovociti prima di sottoporsi a chemioterapia», dichiara il professor Tiboni. «Complessivamente sono 78 quelle sottoposte a Pma che hanno crioconservato ovociti. Ciò permetterà loro di poter effettuare nuovi tentativi di fertilizzazione in vitro senza sottoporsi ad ulteriori stimolazioni farmacologiche e prelievo di ovociti».
Per quanto concerne le tempistiche, il dato è altrettanto importante: «Il tempo di attesa per sottoporsi a tecniche di procreazione medicalmente assistita di secondo e terzo livello (Fivet, Icsi) è di circa due mesi», spiega il direttore del centro. «È molto breve in confronto alla maggioranza dei centri pubblici. E non ci sono tempi di attesa per sottoporsi a tecniche di primo livello come l’inseminazione intrauterina».
Sono dati di un’eccellenza presente all’ospedale Bernabeo, per cui il professor Tiboni lancia un appello all’assessore regionale alla Sanità in vista del 2018: «Chiediamo all’assessore Silvio Paolucci di avere maggiori attenzioni per le donne che non riescono ad avere bambini», è il suo invito. «In questi giorni ho ricevuto notizia che non potrà essere rinnovata una borsa di studio erogata dalla Asl in scadenza ai primi di gennaio. Ciò potrà comportare un allungamento delle liste di attesa per accedere alla Pma e criticità lavorative. Non ci sarebbero risorse secondo quanto riferito dall’amministrazione aziendale». Una motivazione che lascia perplessi «considerando», chiude Tiboni, «che la Pma in Abruzzo è a totale carico dei richiedenti e che nei 1.100-1.400 euro che il paziente versa al Cup (Dg n°693 del 26/5/14 - Approvazione del tariffario tecniche di Pma I, II e III livello) sono ricomprese le risorse per il biologo».
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