Procreazione assistita, il Bernabeo è da record
Ortona. Nel 2016 nel reparto del professor Tiboni avviate 563 tecniche in vitro Sono 133 in più dell’anno prima. Trattati due casi per il servizio di oncofertilità
ORTONA. In Abruzzo, ma non solo, è un’autentica eccellenza. Tra le coppie che per vari motivi non riescono ad avere figli rappresenta una speranza a cui aggrapparsi. L’Unità operativa semplice dipartimentale di procreazione medicalmente assistita, che si trova al terzo livello dello’spedale Bernabeo di Ortona, è un motivo di vanto per tutta la sanità regionale. Diretta dal professor Gian Mario Tiboni, anche quest’anno il centro, l’unico pubblico attivo in Abruzzo in questo campo, ha fatto registrare numeri record, in crescita rispetto al 2015. Circa 80 ogni mese sono le coppie che si rivolgono al centro ortonese e l’età media delle donne si aggira tra i 37 e i 38 anni. Sono state 563 le tecniche di fertilizzazione in vitro calcolate, ben 133 in più in confronto allo scorso anno. Le pazienti che hanno raggiunto l’embryo transfer, ovvero il trasferimento degli embrioni in utero, sono invece 501. Di queste, 193 hanno ottenuto la gravidanza: un tasso quindi del 38,5%, che è ben più alto rispetto alla media italiana ferma al 22%, come si evince dal registro nazionale di procreazione medicalmente assistita.
Per volume di attività, quello diretto dal professor Tiboni è di fatto il primo centro pubblico di procreazione medicalmente assistita del Centro-sud Italia. «Ma è anche un centro universitario, abbiamo medici e biologi in formazione», sottolinea lo stesso Tiboni. «Pertanto viene svolta un’importante attività dal punto di vista didattico». Sono oltre 1.400 i bambini nati dal 1997 (anno di attivazione del centro) ad oggi con la procreazione assistita. E con il tempo aumentano anche i servizi offerti, come quello avviato proprio nel 2016 relativo all’oncofertilità. Grazie ad esso le pazienti affette da patologie neoplastiche che devono sottoporsi a chemioterapia, possono preservare i loro ovociti: questi ultimi vengono prelevati prima di iniziare la chemio - che rischia di provocare sterilità - e crioconservati in azoto liquido a -196 gradi. Così, qualora la donna dovesse vincere la battaglia contro il tumore, non le verrebbe preclusa la possibilità di avere un figlio. «Due pazienti si sono già sottoposte a crioconservazione degli ovociti, una terza è in programmazione», fa sapere Tiboni.
Ma come ci si rivolgere all’unità operativa del Bernabeo? Una volta prenotato attraverso il Cup, si accede al servizio e ci si sottopone alla procedura. «Non ci sono tempi di attesa», aggiunge il responsabile del centro, «qui arrivano pazienti dalla Puglia, Molise, Lazio, Marche, addirittura dalla Sicilia». C’è da aggiungere però che in Abruzzo la tecnica di procreazione assistita è a totale carico del richiedente, quindi con un costo che per la procedura completa è di circa 1.150 euro. L’unità operativa vede la presenza, oltre al professor Tiboni, delle ginecologhe Ilde Verna e Federica Romani, dell’ostetrica Sabrina Giuliante, delle infermiere Rosalba Bello e Rosita Di Prinzio, delle biologhe Stefania Esposito e Maria Cristina Budani, del personale amministrativo rappresentato da Maria Antonucci. Cinque sono infine i medici in formazione (specializzandi in Ostetricia e ginecologia): Francesca Bascietto, Giulia Pavone, Adalisa Ponzano, Antonia Iacovelli, Maria Roberta Spina.
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