Profughi e business «Vigiliamo sulla legalità»

Il centrodestra: un mese di iniziative per avere risposte
CHIETI. In Abruzzo sono circa 4.000 e costano allo Stato oltre 30 euro al giorno. Ciò significa che il giro d’affari che ruota intorno ai migranti accolti in regione è di circa 120.000 euro al giorno, 3.600.000 al mese e 43.200.000 all’anno. «È un business vero e proprio», dice l’onorevole di Forza Italia Fabrizio Di Stefano, «e noi vogliamo vederci chiaro. Abbiamo tutta l’intenzione di rendere difficile la vita a chi trasforma in vantaggiosi affari il problema dell’accoglienza».
Affiancato dal consigliere regionale Mauro Febbo, l’onorevole Di Stefano ha chiamato a raccolta amministratori locali e sezioni giovanili del partito per lanciare il mese di mobilitazione sui migranti. E un modo per farlo sarà quello di alzare le tasse locali alle strutture di accoglienza, fin dove è possibile. «Vogliamo sapere», dice l’onorevole, quanti sono, dove sono, chi li gestisce e se sono collegati a fenomeni di microcriminalità, come commercio abusivo, accattonaggio e prostituzione».
Degli oltre 4.000 migranti presenti in regione, una cinquantina sono minori non accompagnati, che a differenza degli altri sono a totale carico dei Comuni. La loro presenza è equamente distribuita in tutte e quattro le province. In quella di Chieti il numero aggiornato è di 979, secondo i dati della prefettura teatina. Hanno trovato accoglienza per lo più in alberghi che erano chiusi. «Sono 21 le strutture ricettive riaperte per loro», fa sapere il consigliere Febbo.
«Credo che sia equo cercare di alzare al massimo le tasse locali per coloro che gestiscono gli stranieri», ha detto il sindaco di San Salvo Tiziana Magnacca, «vedremo se l’operazione sarà legittima e, se avremo il via libera, ci muoveremo sicuramente in questo senso. E poi vogliamo sapere cosa accadrà di queste persone a cui abbiamo offerto accoglienza. La mia opinione è che la gran parte resterà sul nostro territorio. Rimarranno da noi ad alimentare il mercato del lavoro nero, a danno di chi lavora secondo le regole. Li ritroveremo sulle spiagge o sulle strade a vendere la loro mercanzia».
«Siamo ad agosto ma noi sindaci non andiamo in vacanza», ha continuato il primo cittadino di Villalfonsina Mimmo Budano, «inizieremo le nostre attività di controllo per cercare di avere il polso di ciò che sta succedendo. Siamo costretti a subire scelte fatte sulle nostre teste. Noi veniamo avvisati solo il giorno prima rispetto al numero dei migranti che arriveranno e non riusciamo mai ad avere un controllo vero e proprio su tutta la situazione».
«Purtroppo abbiamo anche iniziato a notare giovani e giovanissime ragazze che si dedicano alla prostituzione», ha aggiunto il sindaco di Casalanguida Luca Conti, «c’è anche questo business intorno alla vita degli degli stranieri che arrivano da noi».
«Non abbiamo una tracciabilità su queste persone. Per la maggior parte sono giovani e non sappiamo che fine fanno», ha detto Nicola Scaricaciottoli, primo cittadino di Paglieta.
«Lo Stato non è in grado di portare avanti un programma di accoglienza come questo», ha aggiunto Giovanni Di Nunzio, sindaco di Borrello, «non è un problema di razzismo, ma è che non ci sono neanche le risorse per i nostri figli, figuriamo se si può continuare così».
«Nel nostro comune c’è una presenza massiccia di stranieri ospitati nel centro d’accoglienza», ha testimoniato il vice sindaco di Casalincontrada Angelo Bonelli, «per loro lo Stato spende 36 euro al giorno. 1080 euro al mese. La cifra stride se si pensa a quelle pensioni da 200 o 500 euro al mese. E questo paragone è davvero difficile da mandar giù».
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