Profughi nell’ex Ipab? «No, meglio al seminario»

15 Aprile 2015

CHIETI. «Da diversi giorni, l'attenzione dello scrivente si attarda sulla singolare "querelle" relativa alla decisione da parte dell'attuale Presidente dell'O.S. di gestione delle ex Ipab della...

CHIETI. «Da diversi giorni, l'attenzione dello scrivente si attarda sulla singolare "querelle" relativa alla decisione da parte dell'attuale Presidente dell'O.S. di gestione delle ex Ipab della Provincia di Chieti, di valutare, favorevolmente, la possibilità di dare ricovero ai profughi nell’istituto San Giovanni Battista di Chieti. Sul fatto lo scrivente, quale Presidente dell'associazione ed osservatorio culturale "La Gente d'Abruzzo" ma anche e soprattutto quale ex Presidente del predetto O.S., non può non esprimere la massima meraviglia ed il massimo sconcerto, muovendo, come anche e bene ha già fatto il sindaco di Chieti, convinta critica nei confronti della inopinata ed assurda decisione presa dall'attuale Presidente Recubini, supportato dagli altri due componenti del cda, di aderire al bando da ultimo pubblicato a cura della Prefettura di Chieti, mirato alla ricerca di strutture disposte ad ospitare i profughi. Orbene, mi viene innanzitutto da chiedere se gli autorevoli componenti del cda hanno ben compreso quali sono i compiti ad essi affidati dalla L.R. 17/11 così come mi viene parimenti spontaneo domandare se essi hanno davvero compreso il senso e la portata della direttiva contenute nel bando che ci occupa, finalizzato alla individuazione di strutture da ritenersi idonee non soltanto al compito di un mero e compassionevole servizio di vitto o tutt'al più di temporaneo alloggio, che pure sarebbero improponibili per il San Giovanni Battista, ma quanto a garantire la fornitura di diversi altri servizi di ben più significativa portata, valenza e complessità. Mi viene, conseguentemente, da pensare che gli attuali componenti del cda non si siano mai premurati di visitare, con la dovuta cura ed attenzione, i vari reparti del San Giovanni Battista, non si siano mai premurati di assistere alla erogazione dei pasti in sala mensa, non si siano mai premurati di visitare gli ambulatori piuttosto che le sale di riunione o di ricreazione, poiché, se lo avessero fatto, mai e poi mai avrebbero neppure pensato di prendere in considerazione la eventualità di intraprendere una così azzardata iniziativa, potenzialmente foriera di affardellare la nostra casa di riposo con compiti oltre modo gravosi per le maestranze che "eroicamente" ogni giorno si prodigano per garantire agli ospiti il massimo del servizio a dispetto di tutte le carenze cui notoriamente è afflitta la struttura e che si vedrebbero costretti, d'improvviso, senza preventiva adeguata preparazione e formazione, senza adeguato supporto tecnico e logistico, a dover gestire le vite di uomini, donne e bambini di diversa cultura, lingua, esigenze alimentari e sanitarie. Rivolgo, piuttosto, un accorato e sentito appello al nostro arcivescovo Bruno Forte, affinché, come sempre animato dal più puro e adamantino spirito di cristiana compassione, apra ai poveri immigrati le porte del Seminario Regionale, essa sì struttura potenzialmente idonea, per spazi e personale, ad ospitarli».

Federico Gallucci

(avvocato)