Quattro anni senza un colpevole: l’omicidio Lizzi è ancora irrisolto

3 Febbraio 2022

Nel 2018 il pensionato di 69 anni fu legato e picchiato in casa: l’ipotesi di un furto finito nel sangue Gli investigatori hanno isolato il Dna dell’assassino, che resta introvabile: non è un residente del paese

MONTEODORISIO. Il dna dell’assassino che, nella notte del 2 febbraio del 2018, uccise Antonio Lizzi, 69 anni pensionato di Monteodorisio, non è bastato: l’omicida non ha ancora un nome e un cognome. Il profilo genetico, sebbene individuato, resta di un ignoto. Quattro anni dopo il delitto, l’omicidio del pensionato è ancora un caso irrisolto. L’unica certezza, finora, è che quella sequenza di dna non appartiene a nessuno dei residenti in paese: l’assassino che uccise il pensionato arrivò da fuori paese.
La casa di Lizzi è abbandonata. Dentro l’immobile ricoperto dalla vegetazione selvaggia è rimasto tutto come 4 anni fa. Di tanto in tanto qualche curioso si avvicina ma poi si allontana in fretta . Il corpo legato e tumefatto di Antonio Lizzi fu trovato la mattina del 4 febbraio all’ingresso di quella casa. A trovarlo fu un consigliere comunale. Quattro anni dopo Monteodorisio sembra rassegnata. La Procura ha archiviato il caso. I reperti acquisiti sui vestiti, le scarpe di Antonio e il furgone Fiat Fiorino che fu trovato davanti alla casa del pensionato non hanno portato alla soluzione del caso. L’uomo fu trovato legato e pieno di ferite, con il volto tumefatto per i colpi ricevuti. La porta di casa era socchiusa. Il medico legale stabilì che la morte del pensionato risaliva a 48 ore prima. In due giorni gli assassini ebbero tutto il tempo per fuggire. Gli investigatori eseguirono accertamenti tecnici all’ingresso della casa per rilevare le impronte; altre perizie furono fatte al cimitero; altre ancora nel furgone della vittima.
La notizia dell’isolamento del profilo genetico aveva riacceso le speranze di arrivare al colpevole. Purtroppo, non c’è stata alcuna svolta nelle indagini. Il sindaco dell’epoca, Saverio Di Giacomo, ma anche l’attuale, Catia Di Fabio, si sono sempre detti convinti che l’omicida non fosse del paese e forse neppure abruzzese. Lizzi non aveva un bel carattere ma a Monteodorisio non aveva nemici ed era accettato per com’era. Perché Lizzi non faceva del male a nessuno. Il pensiero di tutti è che la sera del 2 febbraio, di ritorno a casa, Lizzi trovò qualcuno, forse dei ladri. Ma il pensionato non chiamò nessuno e nessuno lo sentì urlare. Di certo, Lizzi fu vittima di una aggressione violenta e senza pietà: legato e imbavagliato, fu colpito al volto, in testa e anche in altre zone del corpo. Forse l’assassino – che probabilmente aveva dei complici – lo lasciò agonizzante. In paese, a distanza di 4 anni, il rammarico resta immutato.
Il delitto Lizzi non è il primo giallo irrisolto a Monteodorisio: nel 1979, in paese, fu ucciso un agricoltore di 40 anni, Antonio Menna, mentre faceva provviste di acqua vicino a una fontana alla periferia del paese. Qualcuno gli tese un agguato. Stando alla ricostruzione degli investigatori, Menna era di spalle quando qualcuno gli puntò contro un fucile. Colpito a morte da diverse fucilate alla schiena, venne poi finito con una botta alla testa sferrata con il calcio del fucile. Allora il corpo senza vita fu trovato poche ore dopo. Nessuno riuscì ad aiutare gli investigatori . A distanza di quarant’anni la storia si ripete.