Quei Cascella sono autentici Fondazione Carichieti perde

I dipinti erano stati acquistati dall’azionista della banca nel 2007 da un collezionista Il tribunale sconfessa gli esperti sulla loro falsità. Determinante la figlia del grande Michele
CHIETI. Sono autentiche le opere “Barche sulla spiaggia di Ortona”, e “Foce della Pescara”, acquistate nel 2007 dalla Fondazione Carichieti. A stabilirlo, dopo la guerra a suon di carte bollate tra l’acquirente e il venditore, un collezionista privato, è una sentenza del tribunale civile di Pescara. I due quadri, attribuiti rispettivamente ai fratelli Michele e Tommaso Cascella sono stati ritenuti autentici, dopo una perizia firmata dal professor Matteo Smolizza e la testimonianza di Anna Cascella, figlia di Michele, che ha riconosciuto in “Barche sulla spiaggia di Ortona” un dipinto del padre. La vicenda giudiziaria nasce nel 2012 quando la Fondazione Carichieti cita in giudizio il collezionista privato che ha venduto le opere, chiedendo la restituzione di quanto versato e il risarcimento dei danni. Nel 2011, infatti, la società Torcular, responsabile dell’archivio generale dell’opera di Michele Cascella, all’esito di un approfondito esame condotto dal proprio comitato scientifico su dieci opere del Maestro, tra le quali anche “Barche sulla spiaggia di Ortona”, esclude la loro riferibilità all’autore in questione, invitando la Fondazione Carichieti «a voler evitare la pubblica esposizione, la riproduzione in qualsivoglia pubblicazione, nonché la commercializzazione delle stesse come opere del Maestro Cascella». Stessa sorte per l’opera “Foce della Pescara”, di Tommaso Cascella, che sulla scorta di una perizia di un docente di storia dell’arte contemporanea, si rivelerebbe non essere autentica.
Naturalmente la Fondazione Carichieti propone un ricorso per riavere indietro il denaro. Il collezionista privato che ha venduto le due opere, difeso dagli avvocati Guglielmo Flacco e Alessandra Di Ciano, si oppone e a questo punto il giudice Carmine Di Fulvio nomina un consulente tecnico d’ufficio, nella persona del professor Smolizza.
La prima opera sulla quale il consulente fa chiarezza è “Foce della Pescara”, una china acquerellata di 45 centimetri per 30, escludendo «l’ipotesi di non autenticità del dipinto». Più complicata la questione per quanto riguarda il secondo quadro, quello di Michele Cascella. Il ctu evidenzia che la Torcular, come si legge nella sentenza, «non risulta titolare dei diritti di tutela del’opera di Michele Cascella, ma solo titolare del diritto di pubblicare il catalogo generale dell’opera dell’artista, mentre il diritto dio rivendicarne la paternità spettava a Michele Cascella e, dopo la sua morte, anche alla figlia Anna, che ha dichiarato che il dipinto è stato realizzato dal padre». Il ctu, in verità, riscontra anche alcune incongruenze rispetto alla modalità di composizione del dipinto, «piuttosto disordinata rispetto allo standard», e alcune difformità nella firma, rispetto a quelle apposte su altri quadri. Ma ci sono anche elementi a favore, come la compatibilità dei materiali usati, la ricorrenza del tema, ed elementi di grafica pittorica «molto indicativi e singolarmente vicini alla produzione di Michele Cascella». Insomma, non è escluso possa trattarsi di «un’opera autentica di qualità molto scadente». A dirimere la questione, tuttavia, giunge la certificazione di Anna Cascella. «Ed allora è ben possibile», scrive il giudice, «che si tratti di opera realizzata da Cascella, ma non riuscita bene come altre, e con firma posticcia (che non esclude l’autenticità del dipinto) o apposta in maniera leggermente diversa dal solito, ciò che può essere dipeso da particolari stati d’animo o da particolari posizioni del corpo assunte dall’autore». Per questo, ha dato ragione al collezionista venditore. (a.bag.)

